Nato, Cavo Dragone da Copenaghen: pronti alla difesa, ora servono capacità reali
Dopo il vertice militare di Copenaghen, Giuseppe Cavo Dragone descrive una Nato sotto pressione ma pronta alla difesa. Tra droni, attività ibride e IA, il nodo è ridurre i tempi di risposta e trasformare gli investimenti in capacità reali.
La Nato deve accorciare il tempo che separa l'individuazione di una minaccia dalla capacità di reagire. È uno dei punti indicati dall'ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone dopo la riunione del Comitato militare dell'Alleanza che il 18 e 19 settembre ha portato a Copenaghen i capi di Stato Maggiore della Difesa dei 32 Paesi membri.
Presidente del Comitato militare e più alto ufficiale militare della Nato, Cavo Dragone descrive una situazione che non considera assimilabile a una guerra aperta, ma neppure a una condizione di piena pace. Secondo l'ammiraglio, le violazioni dello spazio aereo, gli episodi con droni e le attività ibride attribuite alla Russia rappresentano tentativi di mettere alla prova la determinazione degli Alleati restando al di sotto della soglia che potrebbe provocare una risposta più ampia.
La linea indicata dall'Alleanza resta quella della deterrenza e della difesa. Cavo Dragone sostiene che le reazioni adottate finora siano state proporzionate e ribadisce la disponibilità a proteggere il territorio dei Paesi membri. Tra le minacce cita anche la propaganda russa e i tentativi di interferenza nei processi democratici, confermando allo stesso tempo il sostegno della Nato all'Ucraina.
Un eventuale ricorso all'Articolo 5, ricorda l'ammiraglio, non avviene in modo automatico ma richiede una decisione collegiale. Prima della difesa collettiva prevista dal Trattato esistono anche gli strumenti di consultazione dell'Articolo 4 e il principio della resilienza nazionale richiamato dall'Articolo 3. Su quest'ultimo fronte Cavo Dragone indica come esempi Finlandia e Svezia, dove la preparazione alle crisi coinvolge anche strutture e servizi civili.
Per rendere efficace una risposta, secondo il presidente del Comitato militare, occorrono soprattutto tre elementi: attribuire rapidamente la responsabilità di un'azione ostile, disporre di opzioni militari già preparate e garantire infrastrutture capaci di sostenere eventuali emergenze. Il tema riguarda anche la mobilità militare europea, ancora condizionata da procedure nazionali differenti e da limiti materiali di ponti, gallerie e collegamenti.
La necessità di intervenire sulla logistica si accompagna quindi alla richiesta di regole più omogenee, autorizzazioni più rapide, corridoi strategici e meccanismi da utilizzare nelle emergenze. Le norme, osserva Cavo Dragone, non bastano però quando le infrastrutture fisiche non sono adeguate e richiedono investimenti specifici.
Un'altra priorità riguarda il passaggio dai bilanci alle capacità operative. Secondo i dati indicati dall'ammiraglio, gli Alleati europei e il Canada hanno incrementato la spesa di circa 139 miliardi di dollari rispetto all'anno precedente, mentre 40
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