Equinozio d'autunno 2026, perché cade il 23 settembre e non il 21
L’autunno astronomico 2026 inizierà il 23 settembre alle 2.05 in Italia, non il 21. La data varia perché l’anno solare non coincide esattamente con 365 giorni e il calendario compensa lo scarto anche attraverso gli anni bisestili.
L’equinozio d’autunno del 2026 cadrà mercoledì 23 settembre. Il momento esatto è previsto alle 00.05 in tempo universale, corrispondenti alle 2.05 in Italia. Sarà quello l’istante che, dal punto di vista astronomico, segnerà l’inizio dell’autunno nell’emisfero settentrionale e della primavera in quello meridionale.
La data del 21 settembre, spesso associata per consuetudine all’arrivo dell’autunno, non rappresenta una scadenza fissa. Negli ultimi anni l’equinozio si è verificato soprattutto il 22 o il 23 settembre. Nel 2025, per esempio, è caduto il 22, mentre nel 2026 tornerà al 23.
La variazione dipende dal fatto che la durata dell’anno legata al ciclo delle stagioni non coincide esattamente con i 365 giorni del calendario. Il sistema degli anni bisestili serve proprio a compensare progressivamente questo scarto, ma il momento dell’equinozio continua comunque a spostarsi di alcune ore da un anno all’altro.
Dal punto di vista astronomico, l’equinozio è l’istante in cui il Sole attraversa l’equatore celeste. In quel momento la sua declinazione è pari a zero e i due emisferi terrestri ricevono una quantità di illuminazione molto simile. Il termine deriva dal latino e richiama l’idea di una notte della stessa durata del giorno.
In realtà, nelle osservazioni quotidiane, luce e buio non durano esattamente dodici ore. La rifrazione dell’atmosfera e il fatto che alba e tramonto vengano calcolati considerando il bordo del disco solare fanno sì che il periodo di luce risulti leggermente più lungo. A Roma, il 23 settembre 2026, il giorno durerà poco più di dodici ore.
Attorno all’equinozio il Sole sorge molto vicino al punto cardinale est e tramonta molto vicino all’ovest. Da quel momento, nell’emisfero nord, le ore di luce continueranno a diminuire fino al solstizio d’inverno. Nell’emisfero sud avverrà invece il processo opposto, con giornate progressivamente più lunghe.
Le stagioni astronomiche non coincidono con quelle utilizzate in meteorologia. Per convenzione, i meteorologi fanno iniziare l’autunno il 1° settembre e l’inverno il 1° dicembre. La suddivisione in periodi di tre mesi completi rende più semplice confrontare temperature, precipitazioni e altri dati climatici.
Nel corso dei secoli l’equinozio è stato associato anche al raccolto, al passaggio delle stagioni e a numerosi riti. Il mito greco di Persefone, figlia di Demetra, racconta simbolicamente l’alternanza tra il periodo fertile della terra e i mesi in cui la vegetazione si ritira. Tradizioni successive hanno legato allo stesso periodo celebrazioni dedicate ai raccolti e alla natura.
Il fenomeno astronomico ha lasciato tracce anche nell’architettura e nella storia. A Chichén Itzá, in Messico, la piramide di Kukulcán è celebre per il particolare gioco di luci e ombre visibile nei giorni vicini agli equinozi, quando lungo la scalinata appare una figura che richiama un serpente.
Anche la Rivoluzione francese legò il proprio calendario all’inizio dell’autunno. Il calendario repubblicano prese come riferimento il 22 settembre 1792, giorno vicino all’equinozio e data della proclamazione della Repubblica, facendo iniziare l’anno con il mese di Vendemmiaio.
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