Petrolio in Basilicata, cosa cambia con il decreto e quanto valgono estrazioni e royalties
Il nuovo decreto sulle attività energetiche accelera le autorizzazioni per le estrazioni, ma in Basilicata restano invariati i tetti fissati per Val d’Agri e Tempa Rossa. Il confronto riguarda anche royalties, controlli e ruolo della Regione.
La Basilicata resta il principale polo petrolifero italiano e il decreto-legge approvato dal governo il 10 settembre 2026 interviene sui tempi delle procedure per la ricerca e la coltivazione degli idrocarburi sulla terraferma. Il provvedimento non modifica direttamente i limiti di produzione già stabiliti per i giacimenti lucani, ma introduce un meccanismo che consente di superare eventuali ritardi delle amministrazioni regionali nelle intese necessarie.
La novità riguarda soprattutto i procedimenti autorizzativi. Se la Regione interessata non esprime la propria posizione entro 45 giorni dalla ricezione della documentazione, la Presidenza del Consiglio può assegnare un ulteriore termine, non superiore a 60 giorni. In alcuni procedimenti il limite aggiuntivo scende a 30 giorni. Se l'inerzia continua e può compromettere attività considerate strategiche per la sicurezza energetica, il Consiglio dei ministri può nominare un commissario ad acta chiamato a esprimersi al posto della Regione, dopo il coinvolgimento dell'amministrazione interessata.
Per la Basilicata il passaggio è particolarmente rilevante perché sul suo territorio si concentra la maggior parte della produzione italiana di greggio. I dati consolidati relativi al 2025 indicano una quota pari a circa l'85% della produzione nazionale. Le due aree principali sono la Val d'Agri e Tempa Rossa, alle quali si aggiungono altre attività estrattive presenti nel territorio regionale.
Il governo ha motivato l'intervento con la necessità di rendere più rapidi e prevedibili i procedimenti legati alle attività energetiche considerate strategiche. Sul piano operativo, però, i tetti fissati dagli accordi per la Basilicata non vengono aumentati. Per la Val d'Agri continua a valere il protocollo sottoscritto nel 1998, mentre per Tempa Rossa resta il quadro definito dall'intesa del 2006. I limiti indicati sono fino a 104 mila barili al giorno per la Val d'Agri e fino a 50 mila per Tempa Rossa.
Il ministro dell'Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin e il presidente della Regione Vito Bardi hanno chiarito che la produzione potrà variare in base alle esigenze del periodo, ma sempre entro i massimali già previsti. Hanno inoltre annunciato il rafforzamento dei controlli sul Centro Olio Val d'Agri e sulle zone interessate dalle attività estrattive, con monitoraggi ambientali e verifiche sugli eventuali sversamenti.
Un altro capitolo riguarda le royalties, cioè i versamenti dovuti dalle imprese che sfruttano i giacimenti. Per le produzioni sulla terraferma il prelievo complessivo arriva al 10% del valore della produzione. La disciplina prevede una quota ordinaria del 7%, distribuita tra Regione, Comuni e Stato, alla quale si aggiunge un ulteriore 3% destinato a specifiche misure economiche. Per le concessioni situate nelle regioni meridionali a statuto ordinario, tra cui la Basilicata, la parte del 30% normalmente attribuita allo Stato sulla quota ordinaria viene corrisposta direttamente alla Regione.
Il valore economico accumulato negli anni è consistente. Dal 1996 gli enti territoriali lucani hanno ricevuto complessivamente somme nell'ordine di miliardi di euro legate all'attività petrolifera. Viggiano e Corleto Perticara figurano tra i Comuni maggiormente coinvolti perché ospitano i principali poli estrattivi e ricevono una parte dei versamenti collegati alla produzione.
Il confronto politico e istituzionale riguarda quindi due aspetti distinti. Da una parte c'è l'accelerazione delle autorizzazioni prevista dal decreto-legge, entrato in vigore l'11 settembre 2026 e ora sottoposto all'iter parlamentare di conversione. Dall'altra restano le questioni legate alla gestione delle entrate, ai controlli ambientali e alle ricadute economiche sul territorio. Per la Basilicata, almeno secondo gli accordi attualmente in vigore, i massimali di estrazione di Val d'Agri e Tempa Rossa non cambiano.
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