Russia-Ucraina, timori per nuovi reclutamenti e attacchi ibridi contro l'Europa
Fonti d’intelligence occidentali segnalano preparativi russi per rafforzare il reclutamento mentre cresce l’allarme in Europa per attacchi ibridi e possibili provocazioni contro i Paesi che continuano a sostenere l’Ucraina.
La Russia starebbe predisponendo una serie di misure amministrative che potrebbero consentire al Cremlino di ampliare rapidamente il numero di uomini disponibili per le forze armate. Le valutazioni attribuite a fonti dell’intelligence occidentale non indicano come imminente una nuova mobilitazione generale, ma descrivono un rafforzamento delle procedure di reclutamento mentre la guerra in Ucraina continua a consumare uomini e mezzi.
Una delle ipotesi è quella di una sorta di mobilitazione meno visibile rispetto al richiamo di massa annunciato da Mosca nel 2022. Il potenziamento potrebbe avvenire attraverso nuovi contratti e procedure rivolte anche a categorie finora meno coinvolte. Tra i possibili destinatari vengono indicati persone in attesa di processo, cittadini indebitati e studenti con difficoltà nel percorso universitario.
Le stesse valutazioni invitano però alla cautela. Una mobilitazione su vasta scala avrebbe un costo politico elevato per Vladimir Putin e potrebbe aumentare le pressioni sull’economia russa. Inoltre, secondo i funzionari citati, restano dubbi sulla capacità delle forze armate di equipaggiare e impiegare rapidamente centinaia di migliaia di nuove reclute.
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha già sostenuto che le informazioni raccolte da Kiev indicano la possibilità di un richiamo di altri 300mila uomini. Un aumento consistente degli effettivi potrebbe servire non soltanto alle operazioni in Ucraina, ma anche a rafforzare la presenza militare russa nelle aree occidentali del Paese, lungo il fronte con gli Stati della Nato.
Intanto cresce l’allerta in Europa per le attività ibride attribuite a Mosca. Il presidente francese Emmanuel Macron ha chiesto un piano per rafforzare la protezione delle infrastrutture critiche e dell’industria della difesa da sabotaggi, attacchi informatici e altre operazioni ostili. La Francia ritiene che queste azioni possano puntare anche a indebolire il sostegno europeo a Kiev.
Il premier polacco Donald Tusk ha riferito delle valutazioni secondo cui tra gli scenari presi in considerazione dai servizi figurano anche attacchi ibridi con droni e missili contro Paesi che appoggiano l’Ucraina. Varsavia mantiene un livello di attenzione elevato dopo i ripetuti attacchi russi nelle regioni ucraine vicine al confine polacco. Il 17 settembre la Polonia ha fatto decollare i propri caccia durante una nuova offensiva russa, mentre gli aeroporti di Rzeszow e Lublino sono stati temporaneamente chiusi.
Un altro episodio si è verificato il 14 settembre in Lituania, dove un caccia italiano impegnato nella missione Nato ha abbattuto un drone entrato nello spazio aereo del Paese baltico. L’episodio ha accresciuto le preoccupazioni per possibili sconfinamenti e incidenti lungo il fianco orientale dell’Alleanza.
Sullo sfondo restano anche le discussioni sulla presenza militare statunitense in Europa. Sono circolate indiscrezioni su una possibile riduzione del contingente americano nel continente, oggi formato da decine di migliaia di militari, ma il rappresentante permanente degli Stati Uniti presso la Nato, Matthew Whitaker, ha contestato l’attendibilità di queste ricostruzioni.
Putin respinge le accuse occidentali e sostiene che la Russia non abbia intenzioni aggressive nei confronti dell’Europa. Durante una riunione dedicata al settore militare-industriale ha accusato alcuni governi europei di alimentare la tensione con Mosca e ha affermato che l’allargamento della Nato avrebbe aumentato le minacce percepite dalla Russia.
Il presidente russo ha inoltre rivolto nuove accuse alle autorità ucraine, sostenendo che Kiev ostacoli una ripresa dei negoziati e contestando la mancata organizzazione delle elezioni durante la guerra. Le autorità ucraine ricordano invece che il Paese è sottoposto alla legge marziale dall’inizio dell’invasione russa su vasta scala e continuano ad attribuire a Mosca la responsabilità del conflitto e del mancato raggiungimento di una pace stabile.
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