Russia al voto, economia in rallentamento e guerra pesano sulla sfida di Putin
In Russia è iniziato il voto per la nuova Duma, con Russia Unita favorita in un sistema politico fortemente controllato. Il rallentamento dell’economia, l’inflazione e i costi della guerra in Ucraina aumentano la pressione sul Cremlino.
La Russia vota dal 18 al 20 settembre per rinnovare i 450 seggi della Duma, nelle prime elezioni parlamentari dall’invasione su larga scala dell’Ucraina del febbraio 2022. Russia Unita, il partito sostenuto da Vladimir Putin, parte da una posizione dominante in un sistema nel quale le principali forze apertamente contrarie alla guerra hanno incontrato forti limitazioni. Yabloko, che aveva chiesto un cessate il fuoco, è stata esclusa dalla competizione nazionale.
Il voto arriva dopo oltre quattro anni e mezzo di guerra e mentre l’economia russa mostra segnali di rallentamento. La Banca centrale ha mantenuto il tasso di riferimento al 14% l’11 settembre, indicando un aumento delle pressioni sui prezzi. L’inflazione annua era al 6,3% il 7 settembre, mentre per l’intero 2026 la crescita del Pil è stimata in una fascia compresa tra zero e l’1%.
La forte spesa militare ha sostenuto negli anni scorsi alcuni settori produttivi, ma ha anche modificato profondamente la struttura dell’economia. Nel 2026 la crescita è diventata molto più debole e il bilancio pubblico resta sotto pressione. A questi fattori si aggiungono le conseguenze degli attacchi ucraini contro raffinerie e infrastrutture energetiche russe, che hanno provocato problemi nell’approvvigionamento di carburante in diverse aree del Paese.
Per il Cremlino il voto rappresenta anche un modo per misurare e mostrare il sostegno alle politiche seguite durante la guerra. Putin ha invitato i cittadini a partecipare presentando le elezioni come una dimostrazione di unità nazionale. Allo stesso tempo, rilevazioni e testimonianze raccolte nelle settimane precedenti al voto indicano preoccupazioni per il costo del conflitto, per l’andamento dell’economia e per l’eventualità di nuove misure di mobilitazione.
Sul piano internazionale resta centrale la leva economica. Negli Stati Uniti la Camera ha approvato un nuovo pacchetto di sanzioni che colpisce banche, funzionari e settori strategici russi e prevede la possibilità di applicare dazi fino al 100% contro importanti acquirenti di energia russa. La misura punta a ridurre le entrate che Mosca può destinare alla guerra, anche se la sua efficacia dipenderà dall’applicazione concreta e dalle reazioni dei Paesi che continuano ad acquistare petrolio e gas russi.
Accanto alla pressione delle sanzioni, Washington sta cercando di riaprire anche il canale negoziale. All’inizio di settembre gli inviati statunitensi Steve Witkoff e Jared Kushner hanno incontrato Putin a Mosca nell’ambito dei tentativi di rilanciare i colloqui sull’Ucraina. Secondo il Cremlino, Donald Trump ha collegato la conclusione della guerra alla possibilità di ricostruire più ampi rapporti economici e commerciali tra Stati Uniti e Russia.
Il peso dell’economia nei prossimi mesi dipenderà quindi dalla durata del conflitto, dall’andamento dei prezzi, dalle entrate energetiche e dall’effetto delle nuove misure occidentali. La Russia continua a disporre di importanti risorse e di entrate derivanti dalle esportazioni, ma i dati del 2026 indicano una crescita molto più lenta rispetto agli anni immediatamente successivi all’inizio della guerra. Per il Cremlino, mantenere stabilità economica e consenso interno resta uno dei principali problemi con cui confrontarsi mentre il conflitto in Ucraina prosegue.
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