Amanda Mack morta a 20 anni, la pallavolista aveva ricevuto la diagnosi di anemia aplastica
Amanda Mack, pallavolista universitaria di 20 anni, è morta il 16 settembre dopo una recente diagnosi di anemia aplastica grave. La giovane atleta aveva affrontato ricoveri, trasfusioni e terapie dopo un malore iniziato con un forte mal di testa.
Amanda Mack è morta a soli 20 anni, poche settimane dopo aver raccontato pubblicamente la difficile battaglia contro una grave forma di anemia aplastica. La famiglia ha annunciato la sua scomparsa, avvenuta la sera del 16 settembre, con un messaggio pubblicato sul profilo social della giovane atleta.
La pallavolista aveva costruito il proprio percorso sportivo negli Stati Uniti passando dall’IMG Academy alla University of Cincinnati e successivamente alla Eastern Kentucky University. Per il terzo anno di studi aveva scelto il College of the Holy Cross, dove avrebbe dovuto proseguire anche la carriera agonistica.
I primi segnali della malattia erano comparsi all’inizio dell’estate. Mack aveva raccontato di essersi svegliata con un fortissimo mal di testa, tanto da percepire il battito cardiaco nella testa. Poco dopo era svenuta ed era stata portata in ospedale, dove gli esami avevano mostrato valori estremamente bassi di emoglobina e piastrine.
Le sue condizioni avevano richiesto il ricovero e numerose trasfusioni di sangue e piastrine. In un primo momento i medici avevano preso in considerazione l’ipotesi di una leucemia. Dopo il trasferimento al Tampa General Cancer Institute e due biopsie del midollo osseo era arrivata invece la diagnosi di anemia aplastica grave, una rara patologia nella quale il midollo non riesce più a produrre quantità sufficienti di cellule del sangue.
Secondo quanto riferito dalla stessa atleta, i medici ritenevano che un’infezione virale avesse provocato una reazione anomala del sistema immunitario, arrivato ad attaccare il midollo osseo. Durante il ricovero Mack aveva affrontato anche due interventi chirurgici d’urgenza per complicazioni legate alla malattia.
A luglio aveva spiegato che i sanitari avevano individuato un donatore considerato pienamente compatibile e che il percorso terapeutico previsto comprendeva chemioterapia, radioterapia e trapianto di midollo osseo. Nei suoi aggiornamenti aveva continuato a mostrarsi fiduciosa sulla possibilità di recuperare e tornare gradualmente alla vita di prima.
A metà agosto aveva comunicato di aver concluso una terapia immunosoppressiva con effetti collaterali limitati. L’obiettivo, spiegava, era consentire all’organismo di ricostruire il sistema immunitario e favorire la ripresa del midollo osseo. Sperava di poter lasciare l’ospedale e iniziare presto la fisioterapia.
La notizia della morte ha provocato numerosi messaggi di cordoglio nel mondo della pallavolo universitaria. I programmi sportivi di Cincinnati ed Eastern Kentucky hanno ricordato la loro ex giocatrice e rivolto un pensiero alla famiglia, agli amici e alle compagne di squadra.
Anche le persone che l’avevano seguita negli allenamenti hanno ricordato Mack per l’energia e l’entusiasmo mostrati durante il suo percorso sportivo. Non è stata resa nota una causa ufficiale della morte; la scomparsa è arrivata mentre la ventenne era sottoposta alle cure per l’anemia aplastica grave diagnosticata durante l’estate.
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