Legge elettorale, dopo il sì del Senato il governo valuta la fiducia alla Camera

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Il Senato ha approvato la nuova legge elettorale con 113 sì, 71 no e 2 astenuti. Il testo torna ora alla Camera per la terza lettura, dove il governo valuta se porre la fiducia per evitare rischi legati allo scrutinio segreto.

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La riforma della legge elettorale supera il passaggio al Senato e si prepara a tornare a Montecitorio per il voto definitivo. Palazzo Madama ha approvato il provvedimento con 113 voti favorevoli, 71 contrari e 2 astensioni. La Camera esaminerà nuovamente il testo dopo le modifiche introdotte dai senatori.

Il governo deve ora decidere come affrontare l'ultima fase dell'iter parlamentare. L'ipotesi di porre la questione di fiducia resta sul tavolo, soprattutto per ridurre le incognite legate allo scrutinio segreto. Il ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani ha spiegato che la scelta sarà compiuta quando verrà valutata l'opportunità politica di ricorrere a questo strumento.

Il presidente del Senato Ignazio La Russa si è detto ottimista sulla tenuta della maggioranza e sulla possibilità che il provvedimento completi il suo percorso alla Camera. La Russa ha difeso l'impianto della riforma, sostenendo che il sistema non garantisce in partenza il successo a una determinata coalizione.

Anche la ministra per le Riforme Elisabetta Casellati ha espresso fiducia sul prossimo passaggio a Montecitorio. Sulla possibilità di ricorrere alla fiducia, tuttavia, non ha anticipato la decisione del governo, rinviando la valutazione alla fase successiva dell'esame parlamentare.

Il testo, indicato dalla maggioranza anche con il nome di “Stabilicum”, prevede un sistema proporzionale accompagnato da un premio di governabilità. Il premio scatta se la stessa lista o coalizione raggiunge almeno il 42% dei voti validi sia alla Camera sia al Senato e assegna 70 seggi aggiuntivi a Montecitorio e 35 a Palazzo Madama, entro i limiti fissati dalla riforma.

Tra le modifiche approvate al Senato figurano le preferenze, con il mantenimento dei capilista bloccati. Gli elettori potranno indicare fino a tre candidati successivi al capolista, secondo le regole previste dal nuovo meccanismo. Se nessuna lista o coalizione raggiungerà la soglia richiesta per il premio, i seggi saranno distribuiti con criterio proporzionale.

La riforma stabilisce inoltre che le forze politiche indichino il candidato alla presidenza del Consiglio al momento della presentazione del programma, senza riportarne il nome sulla scheda elettorale. Per i partiti non presenti in Parlamento aumenta anche il numero delle sottoscrizioni necessarie per presentare le liste, portato ad almeno 6mila firme per collegio.

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