Vaticano, Papa Leone XIV revoca i tagli agli stipendi dell'era Covid senza recuperi arretrati
Papa Leone XIV revoca dal 1° settembre 2026 i tagli agli stipendi introdotti in Vaticano durante la pandemia. Restano però definitivi i sacrifici già sostenuti dal personale, compreso il mancato recupero degli scatti biennali congelati.
Si chiude dopo cinque anni la stagione delle riduzioni salariali introdotte in Vaticano durante l’emergenza sanitaria. Con un nuovo Motu proprio, Leone XIV ha abrogato le misure varate da Papa Francesco nel marzo 2021 per contenere la spesa della Santa Sede in una fase segnata dal forte calo delle entrate.
Il provvedimento produce effetti dal 1° settembre 2026 e cancella la disciplina prevista dal Motu proprio Un futuro sostenibile. La decisione arriva dopo il parere della Segreteria per l’Economia e riguarda le decurtazioni applicate alle fasce retributive più alte e il blocco degli scatti biennali di anzianità.
Nel 2021 la pandemia aveva aggravato una situazione finanziaria già difficile. La chiusura dei Musei Vaticani, il crollo dei pellegrinaggi e la riduzione delle attività avevano inciso sulle principali fonti di ricavo. Francesco aveva quindi scelto di intervenire sugli stipendi con l’obiettivo di evitare licenziamenti e tutelare soprattutto i lavoratori laici e le loro famiglie.
Le riduzioni erano state differenziate in base alla posizione ricoperta. Per i cardinali in servizio in Vaticano il taglio era pari al 10 per cento, mentre per capi e segretari dei Dicasteri e per il personale dei livelli C e C1 raggiungeva l’8 per cento. Per chierici e religiosi dipendenti della Santa Sede, del Governatorato e degli enti collegati la diminuzione era invece del 3 per cento.
Alla riduzione delle retribuzioni si era aggiunta la sospensione degli scatti biennali, cioè degli aumenti legati all’anzianità di servizio. Per il personale laico il congelamento riguardava i dipendenti dal quarto livello in poi, lasciando escluse le fasce salariali più basse.
Leone XIV considera ora superata la fase eccezionale che aveva reso necessarie quelle misure. Nel nuovo provvedimento riconosce che i tagli erano stati adottati per affrontare le conseguenze economiche della pandemia, ma ritiene che oggi possano essere eliminati.
La revoca non significa però che siano stati risolti tutti i problemi strutturali dei conti vaticani. Le istituzioni della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano dovranno continuare a perseguire la sostenibilità economica, utilizzando strumenti diversi rispetto alla riduzione delle retribuzioni.
Il percorso verso il superamento della disciplina del 2021 era già iniziato nel giugno 2025, quando un Rescriptum ex Audientia aveva abrogato una parte del Motu proprio di Francesco. Con la nuova decisione viene ora cancellato l’intero provvedimento.
L’abrogazione non è retroattiva. Le conseguenze prodotte durante gli anni di applicazione restano valide e non sono previsti rimborsi o ricostruzioni economiche per il periodo trascorso. Anche gli scatti biennali non maturati durante il congelamento non saranno recuperati successivamente.
Dal settembre 2026 cessano quindi i tagli emergenziali alle retribuzioni, mentre resta l’impegno a mantenere sotto controllo la situazione finanziaria. La nuova disciplina supera le misure nate durante il Covid senza cancellare gli effetti economici già prodotti negli anni precedenti.
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