Midterm Usa, inflazione e carburanti pesano sui repubblicani ma il voto resta aperto
A meno di due mesi dalle Midterm Usa del 3 novembre, inflazione al 3,4% e carburanti cari pesano sui repubblicani. I democratici guidano il voto generico, ma il precedente del 2022 mostra che economia e prezzi non decidono da soli.
L’aumento dei prezzi torna a essere uno dei principali problemi politici per Donald Trump e per il Partito repubblicano alla vigilia delle elezioni di metà mandato del 3 novembre. Ad agosto l’inflazione negli Stati Uniti si è attestata al 3,4% su base annua, mentre l’energia continua a incidere sui bilanci delle famiglie.
Anche i carburanti restano costosi. A inizio settembre la benzina normale negli Stati Uniti viaggiava sopra i 4 dollari al gallone, mentre il diesel si manteneva su livelli particolarmente elevati. Una dinamica che può pesare soprattutto sugli elettori più sensibili al costo della vita e sulle famiglie che dipendono maggiormente dall’auto.
Il quadro dei sondaggi fotografa per ora una situazione sfavorevole ai repubblicani nella corsa alla Camera. La media nazionale delle intenzioni di voto generiche per il Congresso attribuisce ai democratici un vantaggio di circa 5,7 punti percentuali, a meno di due mesi dall’apertura delle urne.
I dati economici, tuttavia, non consentono da soli di anticipare l’esito delle Midterm. Il precedente del 2022 offre un confronto significativo. Nell’agosto di quattro anni fa l’inflazione statunitense era all’8,3%, molto più alta rispetto ai livelli attuali, mentre i prezzi dei carburanti erano comunque elevati.
Quelle elezioni non produssero la larga vittoria repubblicana che alcuni osservatori avevano previsto. Il controllo del Congresso venne diviso tra i due partiti: i democratici conservarono il Senato, mentre i repubblicani conquistarono la Camera con una maggioranza ridotta.
Nel 2022 sul voto influì anche la forte mobilitazione seguita alla decisione della Corte Suprema che aveva cancellato la tutela federale del diritto all’aborto garantita per decenni dalla sentenza Roe v. Wade. Il tema contribuì a spingere alle urne settori dell’elettorato democratico e indipendente.
Nel 2026 lo scenario presenta variabili differenti. I democratici devono misurarsi anche con la presenza di candidati appartenenti all’ala più progressista del partito, emersi in alcune primarie, e con la capacità di queste figure di conquistare il consenso degli elettori operai passati negli ultimi anni verso i repubblicani.
Immigrazione, politiche ambientali, costo dell’energia e potere d’acquisto possono quindi intrecciarsi con le caratteristiche dei singoli candidati e con le dinamiche locali. L’inflazione resta una vulnerabilità concreta per i repubblicani, ma l’esperienza del 2022 indica che il risultato delle Midterm dipenderà da un insieme più ampio di fattori.
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