Denise Cosco, Enza Rando ricorda la sua lotta per una vita normale e una nuova identità

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Enza Rando ricorda Denise Cosco come una donna capace di ridere e desiderosa di una vita normale, ma segnata da dolori profondi. Dopo la sua morte ad Ariccia, la Procura di Velletri indaga per chiarire ogni aspetto della vicenda.

Denise Cosco
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Una vita propria, lontana dal peso di una storia familiare drammatica e dall’immagine pubblica legata alla madre Lea Garofalo. Era questo, secondo Enza Rando, uno dei desideri più forti di Denise Cosco, morta a 35 anni dopo essere precipitata dal terzo piano dell’abitazione in cui viveva ad Ariccia con il compagno e il figlio.

Rando, oggi senatrice del Partito democratico e per anni legale di Lea Garofalo e della figlia, aveva conosciuto Denise quando era ancora molto giovane. La ricorda come una ragazza ironica, empatica e capace di stabilire rapporti anche con persone più grandi di lei. Dietro quella vivacità, però, esistevano momenti di chiusura profonda nei quali, racconta, diventava difficile raggiungerla.

Il rapporto con Lea era strettissimo. Madre e figlia avevano condiviso il periodo trascorso sotto protezione dopo la scelta di Garofalo di collaborare con la giustizia. Nonostante quel legame, Denise cercò a lungo di sottrarsi a un’identità costruita esclusivamente attorno alla vicenda della madre. Non voleva essere considerata un simbolo né un’eroina e preferiva spiegare le proprie scelte come quelle di una figlia chiamata a fare ciò che riteneva necessario.

Dopo l’uscita dal programma di protezione nel 2018, Denise provò a costruire una quotidianità diversa. Cambiò generalità e luogo di residenza e dovette convivere con la necessità di nascondere parti della propria storia. Nel tempo incontrò il compagno con cui ebbe un figlio e sembrò riuscire a creare uno spazio familiare distante dal passato.

Quel passato, però, era segnato da traumi difficili da separare dalla sua vita adulta. Il padre Carlo Cosco e altri familiari erano finiti in carcere per la vicenda di Lea Garofalo. Anche Carmine Venturino, primo fidanzato di Denise, era stato coinvolto nell’omicidio e nella distruzione del corpo della donna. Denise, quando lo aveva conosciuto, non era consapevole del ruolo che il giovane avrebbe poi ammesso.

Secondo il ricordo di Rando, proprio negli anni precedenti all’arresto del padre Denise visse una fase particolarmente complessa, spostandosi in più zone d’Italia e cercando di gestire paura, dolore e pressioni familiari. La legale racconta inoltre di aver saputo soltanto in un secondo momento che la giovane era tornata anche in Calabria, una scelta di cui Denise non le aveva parlato direttamente.

Nonostante le ferite accumulate, Rando conserva il ricordo di una donna autonoma e determinata. Fu Denise, dopo l’omicidio della madre, a occuparsi personalmente di diversi aspetti del funerale di Lea, scegliendo una cerimonia pubblica e anche alcune canzoni di Rino Gaetano, particolarmente amate dalla madre.

La morte di Denise ha portato la Procura di Velletri ad aprire un fascicolo per istigazione al suicidio contro ignoti, con l’obiettivo di ricostruire le ultime ore della donna ed escludere responsabilità di terzi. Gli investigatori hanno effettuato accertamenti nell’abitazione di Ariccia e disposto verifiche anche sul telefono della trentacinquenne.

Per Rando, approfondire ogni circostanza è necessario anche pensando al figlio di Denise, che ha quasi quattro anni. Nel ricordo della senatrice resta soprattutto il tentativo della giovane di conquistare una normalità e un’identità personale, dopo un’esistenza trascorsa a confrontarsi con conseguenze che avevano avuto origine molto prima della sua vita adulta.

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