Lilli Gruber su femminicidi e politica: critiche a Meloni, Vannacci e Trump

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Lilli Gruber attacca chi nega i femminicidi e critica Giorgia Meloni, Roberto Vannacci e Donald Trump. La giornalista indica nell’Europa un ruolo decisivo sull’Ucraina e vede in Silvia Salis una possibile figura nazionale del centrosinistra.

Lilli Gruber
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Violenza contro le donne, politica italiana e scenari internazionali sono al centro delle valutazioni espresse da Lilli Gruber in un’intervista al Corriere della Sera. La giornalista parte dal tema dei femminicidi e denuncia l’atteggiamento di chi, a suo giudizio, mostra commozione senza tradurla in azioni concrete o arriva a negare l’esistenza stessa del fenomeno.

Gruber critica anche l’opposizione all’introduzione dell’educazione sessuo-affettiva nelle scuole e collega questi atteggiamenti alla persistenza di una cultura patriarcale. A suo parere, tale impostazione avrebbe trovato nuovo spazio politico con l’affermazione di forze di destra che definisce «arcaiche e reazionarie».

Il giudizio sulla politica nazionale coinvolge direttamente Giorgia Meloni. Gruber considera modesti i risultati raggiunti dal governo e legge l’attenzione riservata alla riforma della legge elettorale come un tentativo di proteggere l’attuale maggioranza. Ancora più severa è la valutazione su Roberto Vannacci, indicato come espressione di una destra radicale capace di raccogliere il malcontento attraverso slogan e proposte che la giornalista considera irrealizzabili.

Secondo Gruber, un’intesa politica tra Meloni e Vannacci rappresenterebbe una sconfitta per la presidente del Consiglio, perché entrerebbe in contrasto con l’immagine moderata ed europeista costruita dalla premier. Guardando invece al centrosinistra, la conduttrice considera Silvia Salis una possibile figura destinata ad assumere un ruolo nazionale, ma ritiene ancora insufficiente la presenza di un’area moderata capace di ampliare la coalizione.

Sullo scenario internazionale, Gruber riserva parole molto critiche a Donald Trump, che definisce il principale «agente del caos mondiale». La giornalista contesta la sua influenza sulle destre radicali e richiama anche la promessa di un beneficio economico ai cittadini americani legato all’esito delle elezioni di midterm.

Per quanto riguarda la guerra in Ucraina, Gruber concentra l’attenzione soprattutto sull’Europa. A suo giudizio, il punto decisivo sarà la capacità dei Paesi europei di assumere un ruolo più autonomo e centrale in un eventuale negoziato con Vladimir Putin, riducendo la dipendenza dalla diplomazia statunitense.

Nel passaggio dedicato al Medio Oriente, infine, Gruber sposta il tema dalla figura di Benjamin Netanyahu alla questione dell’occupazione dei territori palestinesi. La conduttrice ribadisce che il diritto internazionale «deve valere per tutti» e considera questo principio una condizione necessaria per qualsiasi prospettiva di pace.

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