Trump e l'11 settembre, i racconti su Ground Zero tra fatti verificati e versioni controverse
Donald Trump ha fornito negli anni versioni diverse su dove fosse e cosa fece dopo gli attentati dell’11 settembre 2001. Alcuni episodi sono documentati, mentre altre affermazioni su Ground Zero non hanno trovato conferme indipendenti.
A venticinque anni dagli attentati dell’11 settembre 2001, i racconti di Donald Trump su ciò che vide e fece durante quelle ore e nei giorni successivi continuano a presentare punti controversi. Una sua presenza a Lower Manhattan dopo il crollo delle Torri Gemelle è documentata, ma diverse ricostruzioni fornite nel tempo dal presidente non hanno trovato riscontri indipendenti.
L’episodio più recente è stato raccontato da Trump l’8 settembre 2026, durante una cerimonia dedicata alle vittime e ai soccorritori. Il presidente ha affermato di essere arrivato nella zona devastata dagli attentati insieme a una squadra di uomini impegnata con lui nella costruzione di un edificio a New York. Ha precisato di non essersi recato sul posto l’11 settembre, ma poco dopo.
Nella stessa occasione Trump ha ricordato di essersi trovato vicino a One Liberty Plaza, edificio conosciuto in precedenza come U.S. Steel Building, mentre circolavano timori sulla sua stabilità. Secondo il suo racconto, due vigili del fuoco lo avrebbero afferrato sotto le braccia e trascinato lontano dalla zona per il rischio di un possibile crollo. È documentato che in quelle ore vi fossero preoccupazioni per alcuni edifici di Lower Manhattan, ma non risultano conferme indipendenti della presenza di Trump durante quell’episodio né del suo allontanamento da parte dei pompieri.
Una presenza dell’imprenditore nell’area di Ground Zero è invece documentata il 13 settembre 2001, due giorni dopo gli attacchi. Intervistato a Lower Manhattan, Trump disse di avere già più di cento uomini impegnati nella zona e che altri circa 125 sarebbero arrivati, portando il totale a un paio di centinaia di persone.
Nel corso degli anni, tuttavia, non sono stati trovati riscontri indipendenti capaci di confermare l'impiego di centinaia di suoi dipendenti nella rimozione delle macerie. Richard Alles, allora dirigente dei vigili del fuoco di New York coinvolto nelle operazioni, ha dichiarato di non ricordare né Trump né un gruppo organizzato di suoi lavoratori impegnato nelle attività di recupero.
Anche la ricostruzione delle ore dell’attacco è cambiata nel tempo. L’11 settembre 2001 Trump raccontò in televisione di avere osservato quanto stava accadendo da una finestra della sua abitazione nella Trump Tower, a diversi chilometri dal World Trade Center. Disse di avere visto una grande esplosione e di essere rimasto incredulo davanti alla scomparsa delle torri dallo skyline.
Negli anni successivi aggiunse altri particolari, sostenendo anche di avere visto il secondo aereo colpire il complesso e persone precipitare dagli edifici. Elementi che non aveva riferito nell’intervista concessa il giorno stesso degli attentati.
Nelle ore successive agli attacchi Trump fece inoltre un’affermazione sulla propria torre di 40 Wall Street. Sostenne che, con la distruzione del World Trade Center, l’edificio fosse diventato il più alto di Lower Manhattan. Il dato era inesatto, perché il vicino 70 Pine Street aveva un’altezza superiore.
Altre dichiarazioni legate all’11 settembre hanno alimentato polemiche negli anni successivi. Durante la campagna presidenziale del 2015 Trump affermò di avere visto migliaia di persone, riferendosi a residenti musulmani, festeggiare a Jersey City mentre il World Trade Center crollava. Non sono state trovate prove che confermino celebrazioni delle dimensioni descritte dal futuro presidente.
Nel 2019 Trump diffuse inoltre un filmato sostenendo che mostrasse la deputata democratica Ilhan Omar mentre ballava nell’anniversario degli attentati. Le immagini, in realtà, erano state registrate durante un evento del Congressional Black Caucus che non si era svolto l’11 settembre.
Il presidente ha rivendicato più volte anche di avere individuato in anticipo la minaccia rappresentata da Osama bin Laden, ricordando che il leader di al-Qaeda era citato nel suo libro del 2000, “The America We Deserve”. All’epoca, però, bin Laden era già ampiamente conosciuto negli Stati Uniti per il ruolo attribuito ad al-Qaeda negli attentati del 1998 contro le ambasciate americane in Kenya e Tanzania.
Nel venticinquesimo anniversario degli attacchi, l’11 settembre 2026, Trump non ha partecipato alla commemorazione di Ground Zero. L’amministrazione era rappresentata a New York dal vicepresidente JD Vance, presente insieme al sindaco Zohran Mamdani e agli ex presidenti Bill Clinton, George W. Bush, Barack Obama e Joe Biden.
Trump ha preso parte invece alla cerimonia al Pentagono insieme alla First Lady Melania Trump. Nel suo intervento ha ricordato le vittime e il senso di unità nazionale seguito agli attentati, affermando che in quelle ore gli americani si sentirono parte di una stessa famiglia. Un ricordo collettivo che resta distinto dalle diverse versioni fornite dal presidente, nel corso di venticinque anni, sulla propria esperienza personale dell’11 settembre e dei giorni trascorsi a Lower Manhattan.
Notizie correlate
11 settembre, 25 anni dopo: Trump al Pentagono e Vance a Ground Zero Gli Stati Uniti ricordano oggi i 25 anni dagli attentati dell’11 settembre 2001 con cerimonie a New York, al Pentagono e a Shanksville.
Physical Italia, Elisabetta Canalis tra i 100 concorrenti su Netflix dall'11 settembre Elisabetta Canalis sarà tra i 100 concorrenti di Physical Italia: da 100 a 1, il nuovo show Netflix al debutto l’11 settembre.