Emma Bonino, addio alla leader radicale: martedì le esequie di Stato in Campidoglio
Emma Bonino è morta a Roma a 78 anni. Le esequie di Stato in forma laica si terranno martedì 15 settembre nella Protomoteca del Campidoglio, dove domenica e lunedì sarà aperta al pubblico la camera ardente per l'ultimo saluto.
La politica italiana saluta Emma Bonino, protagonista per oltre mezzo secolo di battaglie sui diritti civili, sull'Europa e sulla giustizia internazionale. La storica esponente radicale è morta venerdì 11 settembre a Roma, all'età di 78 anni. Martedì 15 settembre, alle 12.30, nella Protomoteca del Campidoglio si svolgeranno le esequie di Stato in forma laica con la commemorazione ufficiale.
Nella stessa sede sarà allestita la camera ardente. Sarà aperta domenica 13 settembre dalle 12 alle 19 e lunedì 14 settembre dalle 10 alle 19, per consentire a cittadini, rappresentanti delle istituzioni e compagni di tante battaglie politiche di renderle omaggio.
Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha ricordato Bonino come una personalità capace di lasciare un segno nella vita repubblicana attraverso un impegno tenace, esercitato tanto nelle istituzioni quanto nelle campagne politiche e civili. Nel suo messaggio ha richiamato in particolare le iniziative contro la fame e la pena di morte, il sostegno alla giustizia penale internazionale e la lunga azione a favore dell'integrazione europea.
Nata a Bra, in provincia di Cuneo, il 9 marzo 1948, Emma Bonino si laureò in Lingue e letteratura moderna all'Università Bocconi di Milano. Il suo ingresso nella politica attiva risale agli anni Settanta, quando incontrò il Partito radicale e Marco Pannella, con il quale avrebbe condiviso una parte decisiva della propria esperienza pubblica.
Una delle prime campagne che la rese conosciuta riguardò l'aborto clandestino. Nel 1975 partecipò alla nascita del Centro di informazione sulla sterilizzazione e sull'aborto e scelse la strada della disobbedienza civile, arrivando ad autodenunciarsi e a essere arrestata. La battaglia per l'interruzione volontaria di gravidanza si inserì nella più ampia stagione radicale dedicata a divorzio, contraccezione, obiezione di coscienza e libertà individuali.
Nel 1976, a 28 anni, Bonino venne eletta per la prima volta alla Camera dei deputati. L'attività parlamentare non sostituì però quella nelle piazze e nelle campagne referendarie. Nel 1978 l'approvazione della legge 194 segnò una svolta nella disciplina dell'interruzione volontaria di gravidanza, tema sul quale Bonino avrebbe continuato a intervenire negli anni successivi.
Dagli anni Ottanta il suo impegno assunse una dimensione sempre più internazionale. Alla lotta per i diritti civili si affiancarono le campagne contro la fame nel mondo, per i diritti umani e per strumenti giudiziari in grado di perseguire i responsabili di crimini di guerra e crimini contro l'umanità. Fu tra le figure legate alla nascita di Non c'è pace senza giustizia e sostenne la creazione di una Corte penale internazionale permanente.
Nel 1995 entrò nella Commissione europea, occupandosi tra l'altro di pesca, tutela dei consumatori e aiuti umanitari. Durante quel mandato visitò diverse aree di crisi, dall'ex Jugoslavia all'Africa, fino all'Afghanistan. Le missioni sul campo diventarono uno dei tratti più riconoscibili della sua attività istituzionale, soprattutto sui temi della protezione dei civili e dei diritti delle donne.
Bonino partecipò anche alla campagna per la moratoria internazionale della pena di morte e seguì da vicino il percorso che portò all'adozione dello Statuto della Corte penale internazionale. Parallelamente sostenne iniziative contro le mutilazioni genitali femminili e dedicò una parte importante della propria attività politica ai rapporti con il mondo arabo e con l'Africa.
Terminata l'esperienza nella Commissione europea, tornò più volte al centro della politica italiana. Nel 1999 la campagna per la Presidenza della Repubblica contribuì a rafforzarne la notorietà, mentre nello stesso anno la Lista Bonino ottenne un risultato significativo alle elezioni europee. Negli anni successivi alternò incarichi parlamentari, attività internazionale e nuove campagne politiche.
Nel secondo governo Prodi ricoprì gli incarichi di ministra del Commercio internazionale e ministra per le Politiche europee. Dal 2008 al 2013 fu vicepresidente del Senato. Nell'aprile 2013 Enrico Letta la nominò ministra degli Affari esteri, ruolo mantenuto fino al febbraio 2014, quando la nascita del governo Renzi portò alla sua sostituzione alla Farnesina.
Nel 2015 rese pubblica la diagnosi di un tumore al polmone, continuando comunque l'attività politica. Nello stesso periodo divenne definitiva la rottura con Marco Pannella, dopo quasi quarant'anni di collaborazione. Una separazione dolorosa che non cancellò il ruolo avuto dal leader radicale nella sua formazione e nelle campagne che avevano segnato la storia del movimento.
Negli anni seguenti Bonino concentrò una parte crescente del proprio impegno sulla difesa dell'Unione europea. Fu una delle principali figure di Più Europa e nel 2018 tornò al Senato. Europeismo, Stato di diritto, libertà individuali e cooperazione internazionale rimasero i temi centrali della sua attività pubblica anche dopo la conclusione degli incarichi di governo.
Il suo nome è comparso in più occasioni nelle discussioni per il Quirinale, dal 1999 alle successive elezioni presidenziali. Pur senza riuscire a raccogliere una maggioranza parlamentare, Bonino è rimasta per decenni una personalità riconoscibile anche oltre l'area radicale, grazie a una carriera sviluppata tra Parlamento italiano, istituzioni europee e campagne internazionali.
Negli ultimi anni aveva ribadito con forza la necessità di una maggiore integrazione politica dell'Europa. È stato questo uno degli ultimi fili conduttori di un percorso cominciato con le battaglie radicali degli anni Settanta e proseguito tra referendum, incarichi istituzionali, missioni internazionali e iniziative sui diritti civili. Con la sua morte si chiude una delle più lunghe esperienze della politica radicale italiana.
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