Ricina a Pietracatella, Laura Di Vita riascoltata per tre ore: indagini verso la proroga

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Laura Di Vita, cugina di Gianni Di Vita, è stata ascoltata per circa tre ore in Questura a Campobasso nell’inchiesta sulla morte per ricina di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita. La Procura di Larino chiederà altri sei mesi di indagini.

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Ricina a Pietracatella, Laura Di Vita riascoltata per tre ore: indagini verso la proroga
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Nuovo passaggio investigativo nel caso di Pietracatella, dove proseguono gli accertamenti sulla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia quindicenne Sara Di Vita, decedute alla fine di dicembre 2025 dopo un’intossicazione da Ricina. La mattina dell’11 settembre Laura Di Vita, cugina di Gianni Di Vita, è stata nuovamente convocata negli uffici della Squadra Mobile di Campobasso.

La donna, ascoltata come persona informata sui fatti, è arrivata poco prima delle 10 ed è uscita intorno alle 13. Al termine del colloquio non ha rilasciato dichiarazioni. Non sono stati resi noti i temi affrontati durante le circa tre ore trascorse con gli investigatori.

La nuova audizione rientra nella fase di approfondimento delle testimonianze già raccolte. Nei prossimi giorni potrebbero essere riconvocate anche altre persone legate alle vittime e alla famiglia, mentre la polizia continua a verificare dichiarazioni, rapporti personali e circostanze relative ai giorni precedenti ai malori.

Il procedimento della Procura di Larino per duplice omicidio premeditato resta contro ignoti. Il fascicolo è stato aperto nel marzo 2026 e i primi sei mesi delle indagini preliminari stanno arrivando a scadenza. La Procura si prepara quindi a chiedere al giudice una proroga di altri sei mesi, che sposterebbe il termine a marzo 2027.

La richiesta di ulteriore tempo è legata soprattutto agli accertamenti scientifici ancora in corso. Una parte delle verifiche è affidata agli specialisti del Robert Koch-Institut di Berlino, impegnati nell’esame di alimenti, campioni biologici e altri reperti acquisiti durante l’inchiesta.

Tra il materiale sottoposto agli specialisti figurano anche i 131 campioni raccolti il 30 luglio nell’abitazione della famiglia Di Vita a Pietracatella. La relazione conclusiva degli esperti tedeschi non è stata ancora depositata e gli inquirenti attendono gli esiti definitivi prima di ricostruire con maggiore precisione modalità e tempi dell’esposizione alla tossina.

Le indagini devono chiarire anche chi fosse il possibile destinatario del veleno e se Antonella e Sara siano state esposte alla ricina nello stesso momento. Il medico Pietro Vuotto, che visitò i componenti della famiglia durante gli accessi in ospedale, ha riferito che madre e figlia presentavano sintomi simili, inizialmente compatibili con una tossinfezione o un’enterite.

Differente, secondo il medico, appariva invece il quadro di Gianni Di Vita, che si presentava in condizioni migliori rispetto alla moglie e alla figlia. Proprio la diversa evoluzione dei sintomi ha portato a considerare anche la possibilità di esposizioni avvenute in tempi differenti, un’ipotesi che dovrà essere valutata insieme ai risultati degli esami scientifici ancora attesi.

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