Paolo Crepet ai giovani, via di casa a 18 anni per imparare a sbagliare e diventare autonomi

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Paolo Crepet invita i giovani a lasciare casa a 18 anni per imparare autonomia e accettare gli errori. All'Adnkronos propone anche di anticipare la maturità e critica paura del giudizio, conformismo e dipendenza dal consenso.

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Lasciare la casa dei genitori a 18 anni per conquistare autonomia, affrontare gli errori e liberarsi dalla paura del giudizio. È l'indicazione che Paolo Crepet rivolge ai più giovani, sostenendo che un'eccessiva protezione familiare possa rendere più difficile assumersi responsabilità e misurarsi con le conseguenze delle proprie scelte.

Lo psichiatra e sociologo, parlando all'Adnkronos, lega questa riflessione anche al tema dell'imprenditorialità giovanile. Secondo Crepet, essere costantemente protetti e controllati riduce la disponibilità a rischiare e a fallire, mentre vivere lontano dalla famiglia costringerebbe i ragazzi a trovare soluzioni in autonomia e ad affrontare situazioni impreviste.

Crepet propone inoltre di rivedere l'età alla quale gli studenti italiani concludono la scuola superiore. A suo giudizio sarebbe opportuno anticipare il conseguimento della maturità, osservando che in altri Paesi europei molti ragazzi terminano il percorso scolastico a 18 anni, mentre in Italia questo avviene generalmente a 19.

Nel suo ragionamento trova spazio anche il sistema di valutazione scolastica. Crepet critica la tendenza a ridurre il peso dei voti e sostiene che i giovani debbano abituarsi prima possibile al giudizio e alla possibilità di non riuscire. L'errore, nella sua prospettiva, non dovrebbe essere evitato ma affrontato, perché rappresenta una parte necessaria del percorso di crescita.

Lo psichiatra contesta anche l'idea che il successo possa arrivare rapidamente attraverso una startup o un progetto digitale con poco impegno. Secondo Crepet, diventare adulti richiede esperienze che non abbiano necessariamente un'utilità immediata e che permettano di costruire competenze, carattere e capacità di adattamento.

La ricerca del consenso, secondo Crepet, riguarda anche le relazioni sentimentali. Il sociologo osserva che molti giovani tendono a coinvolgere presto la famiglia nella propria vita di coppia e interpreta questo comportamento come il segnale di una maggiore paura di perdere approvazione e sicurezza.

Una dinamica che, nella sua analisi, si rifletterebbe anche nel rapporto con l'intelligenza artificiale. Crepet ritiene che strumenti capaci di fornire risposte aderenti alle richieste dell'utente possano rafforzare la ricerca continua di conferme, anziché incoraggiare il confronto con opinioni diverse o con situazioni imprevedibili.

Il discorso si allarga poi al tema della cosiddetta fuga dei cervelli. Crepet respinge una lettura soltanto negativa della partenza dei giovani qualificati dall'Italia e invita invece a considerare positivamente esperienze lontane dal proprio ambiente, compresi gli studi all'estero e i programmi Erasmus.

Da qui anche la critica all'omologazione culturale e sociale. Crepet richiama modelli artistici del passato, tra cui David Bowie, per sostenere il valore della diversità e della costruzione di un'identità personale non condizionata dalle mode o dal bisogno di assomigliare agli altri.

Il messaggio conclusivo rivolto ai ragazzi resta quello di accettare il rischio. Crepet li invita a essere indipendenti, ribelli e disponibili a commettere errori, anche nelle relazioni sentimentali, perché considera proprio le scelte sbagliate e i tentativi falliti una parte fondamentale dell'esperienza necessaria per diventare adulti.

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