Iran attacca basi Usa in Kuwait, Hegseth prolunga le missioni in Medio Oriente fino al 2027
L’Iran ha lanciato missili e droni contro interessi militari Usa in Kuwait, mentre Washington prolunga fino al 2027 parte del dispiegamento in Medio Oriente. Trump valuta intanto se dichiarare conclusa la guerra dopo oltre sei mesi di scontri.
L’Iran ha sferrato nuovi attacchi con missili e droni contro obiettivi legati alle forze statunitensi in Kuwait, mentre il confronto militare con Washington torna a intensificarsi dopo alcune settimane di relativa calma. Le operazioni iraniane sono arrivate in risposta agli ultimi bombardamenti americani sul territorio della Repubblica islamica.
Nelle stesse ore, il Pentagono ha deciso di mantenere più a lungo una parte consistente della presenza militare statunitense nella regione. Il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha esteso alcuni dispiegamenti fino al 2027, prolungando una mobilitazione che comprende 19 navi da guerra, sistemi di difesa aerea, reparti di caccia e unità di paracadutisti.
La permanenza prolungata delle forze americane comporta anche conseguenze organizzative per le Forze armate. L'impiego continuativo di uomini e mezzi sta aumentando la pressione sui reparti e sulle famiglie dei militari e rischia di accumulare ritardi nelle attività di manutenzione, con effetti destinati a protrarsi nel tempo.
Alla Casa Bianca, intanto, Donald Trump sta valutando con alcuni dei suoi collaboratori più stretti la possibilità di dichiarare conclusa la guerra con l’Iran. Il presidente americano ritiene che la pressione economica possa spingere Teheran a rinunciare alle proprie ambizioni nucleari, pur mantenendo aperta l’opzione di nuovi interventi militari.
La nuova escalation segue le operazioni condotte dagli Stati Uniti tra domenica e martedì contro obiettivi iraniani nell’area dello Stretto di Hormuz. Washington ha indicato tra i bersagli installazioni radar, sistemi di difesa aerea e strutture collegate alle Guardie rivoluzionarie, sostenendo di voler contrastare anche le attività iraniane legate alla posa di mine lungo la strategica rotta marittima.
Secondo i bilanci diffusi in Iran, gli ultimi attacchi statunitensi hanno provocato almeno 18 morti e oltre cento feriti. Tra gli episodi più gravi figura il bombardamento che ha colpito un’abitazione dove era in corso un matrimonio a Kuhestak, nella contea di Sirik, nel sud del Paese. Nell’attacco sono morte almeno quattro persone e decine sono rimaste ferite.
Le forze armate statunitensi hanno dichiarato di non prendere deliberatamente di mira i civili. L’episodio è comunque diventato uno dei punti più delicati della nuova fase del conflitto, iniziato circa sei mesi fa e ancora privo di una soluzione diplomatica stabile.
Dopo gli ultimi raid americani, Teheran ha risposto ampliando gli attacchi contro interessi statunitensi e alleati nella regione. Il Kuwait ha segnalato l’arrivo di missili e droni, mentre le autorità iraniane hanno rivendicato operazioni contro strutture militari Usa. Il rischio è quello di un nuovo ciclo di rappresaglie, nonostante i segnali contrastanti provenienti da Washington sulla possibile conclusione delle ostilità.
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