Guerra ibrida russa, Tajani avverte sui rischi per l'Italia e sulle elezioni
Antonio Tajani avverte da Wicklow che l’Italia non è immune da minacce ibride russe e possibili tentativi di condizionare il voto. Il governo verificherà anche il visto italiano concesso a un sospettato per il caso di Lipsia.
L’Italia deve prepararsi alla possibilità di diventare bersaglio di operazioni riconducibili alla guerra ibrida e di tentativi di interferenza nelle prossime elezioni. È l’avvertimento lanciato dal ministro degli Esteri e vicepremier Antonio Tajani da Wicklow, in Irlanda, durante la riunione informale dei ministri degli Esteri dell’Unione europea.
Secondo Tajani, di fronte alle minacce attribuite alla Russia non è possibile escludere scenari che coinvolgano direttamente anche il nostro Paese. Il ministro ha ricordato che gli attacchi informatici compiuti da hacker russi rappresentano già un fenomeno ricorrente e ha invitato a mantenere alta la vigilanza per impedire che eventuali rischi si trasformino in azioni concrete.
Una delle principali preoccupazioni riguarda le possibili interferenze straniere nelle consultazioni elettorali. Nel 2027 sono previsti importanti appuntamenti politici in diversi Paesi europei, tra cui Italia, Francia, Spagna e Polonia. Tajani ritiene possibile che Stati esterni all’Unione e non alleati tentino di influenzare il dibattito pubblico e il voto attraverso campagne di disinformazione.
Le dichiarazioni sono arrivate mentre l’Europa discute le conseguenze del tentato attacco all’aeroporto di Lipsia, attribuito dalle autorità tedesche alla Russia. L’episodio ha spinto diversi rappresentanti europei e della Nato a chiedere maggiore coordinamento e una risposta più decisa alle attività ostili condotte sul territorio dell’Unione.
Il caso di Lipsia ha anche un possibile collegamento con l’Italia. Uno dei presunti responsabili, un cittadino bielorusso, avrebbe ottenuto un visto italiano. Tajani ha annunciato accertamenti per ricostruire le modalità con cui il documento è stato rilasciato. Il ministro ha ricordato che, quando una persona possiede i requisiti previsti e non risultano segnalazioni specifiche a suo carico, la procedura consente normalmente la concessione del visto.
Nel confronto tra i ministri europei è tornato anche il tema dei beni russi congelati. L’Italia non esclude in linea di principio il loro utilizzo a sostegno dell’Ucraina, ma chiede una valutazione giuridica solida prima di procedere. Tajani ha avvertito che un'iniziativa priva di adeguate garanzie potrebbe provocare conseguenze legali e politiche contrarie agli interessi europei.
Sulla risposta a Mosca, Ursula von der Leyen e il segretario generale della Nato Mark Rutte hanno ribadito la volontà di mantenere un fronte comune. La presidente della Commissione europea ha sostenuto che azioni destinate a intimidire i Paesi dell’Unione non ridurranno il sostegno a Kiev, mentre Rutte ha richiamato l’aumento delle attività ostili attribuite alla Russia negli ultimi mesi.
Anche l’Alta rappresentante dell’Ue per gli Affari esteri, Kaja Kallas, ha chiesto agli Stati membri di coordinare le prossime iniziative e ha annunciato la convocazione del rappresentante russo presso l’Unione. Per Kallas, gli episodi registrati in Europa devono spingere anche i governi più prudenti a riesaminare la propria posizione sulle misure contro Mosca.
Il ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul ha sottolineato la necessità di rafforzare contemporaneamente la sicurezza europea e la capacità difensiva dell’Ucraina. In particolare, ha richiamato l’attenzione sulle riserve di armamenti disponibili negli arsenali europei e sulla necessità di potenziare la difesa aerea di Kiev contro droni e missili balistici.
Il ministro ucraino Andrii Sybiha ha rilanciato la richiesta di nuovi intercettori, sostenendo che l’Ucraina ha bisogno di un numero sufficiente di sistemi per proteggere con maggiore efficacia il proprio spazio aereo. Il sostegno militare a Kiev e la risposta alle operazioni ibride restano così tra i principali dossier affrontati dai ministri europei riuniti in Irlanda.
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