Mary Austin e Freddie Mercury, dalla proposta di nozze alla confessione che cambiò il loro rapporto
Mary Austin racconta il legame con Freddie Mercury, dalla relazione nata nel 1970 alla confessione del 1977 sulla sua omosessualità. L’ex compagna ricorda anche l’asta dei cimeli e il momento in cui capì che il loro amore era finito.
Mary Austin ha condiviso con Freddie Mercury una parte decisiva della sua vita, prima come compagna e poi come amica, assistente e custode della sua eredità personale. In un’intervista al Corriere della Sera ha ripercorso il rapporto con il cantante dei Queen, dagli anni trascorsi insieme fino alla trasformazione della loro relazione dopo la confessione arrivata nel 1977.
I due si erano conosciuti nel 1970, quando Austin lavorava come commessa da Biba, a Londra. Mercury, che allora era ancora Freddie Bulsara, frequentava il negozio insieme a Brian May o Roger Taylor. Nel settembre dello stesso anno si presentò invece da solo e le propose di uscire con lui in occasione del suo compleanno.
Il rapporto si costruì gradualmente sulla fiducia. Austin ha raccontato di aver conosciuto, dietro la figura esuberante destinata a conquistare i palchi di tutto il mondo, un uomo più riservato, raffinato e concentrato sulla scrittura. Fu con “Killer Queen” che comprese fino in fondo quale potesse essere il futuro artistico del suo compagno.
Mary assistette anche al processo creativo di Mercury. Secondo il suo ricordo, durante la lavorazione di “Bohemian Rhapsody” il cantante arrivò a svegliarsi nella notte per appuntare parole e idee su alcuni fogli, per poi tornare a dormire. Al mattino quelle annotazioni erano ancora lì, pronte per essere sviluppate.
La relazione sembrava destinata al matrimonio. La mattina di Natale del 1973 Mercury le regalò un anello d’argento decorato con uno scarabeo e le chiese di sposarlo. Austin accettò, ma negli anni successivi il loro rapporto cominciò a cambiare.
La svolta arrivò all’inizio del 1977. Austin ricorda che Mercury le disse di pensare di essere bisessuale. La sua risposta fu immediata: «No, tu sei gay». Mary chiarì anche di rispettare la sua identità, ma di non voler proseguire una relazione che prevedesse altre persone. Per lei significava fissare un limite preciso senza interrompere il legame umano costruito negli anni.
Alcuni segnali, ha spiegato, erano comparsi già in precedenza. L’arrivo di John Reid nella vita professionale dei Queen e i cambiamenti successivi al successo di “Bohemian Rhapsody” le avevano fatto capire che qualcosa stava mutando. La consapevolezza definitiva arrivò ascoltando “Somebody to Love”. Austin comprese che Mercury stava cercando una persona da amare e che quella persona non era più lei.
La fine della relazione sentimentale non comportò una separazione definitiva. Mary rimase accanto a Mercury e divenne anche sua assistente personale. Ha descritto quel passaggio come doloroso, perché significò rinunciare al futuro che aveva immaginato insieme a lui. Con il tempo, ha spiegato, imparò ad amare senza considerare l’altra persona come qualcosa da possedere.
Il loro legame proseguì anche negli anni più difficili. Austin ha ricordato come la scoperta della malattia fosse stata traumatica per Mercury e come lui avesse continuato a lavorare fino agli ultimi mesi. Il cantante morì nel 1991, a 45 anni, dopo aver reso pubblica la propria condizione legata all’Aids.
Mary conserva anche un ricordo particolare del Live Aid del 1985. Mercury, secondo il suo racconto, inizialmente non voleva partecipare all’evento. Lei gli disse di non essere d’accordo e il cantante alla fine cambiò idea, pur mostrandosi infastidito. Austin non fu invitata nel backstage e acquistò personalmente il biglietto per assistere all’esibizione dei Queen, poi diventata una delle più celebri della storia del rock.
Negli ultimi anni l’attenzione si è spostata anche sui numerosi oggetti appartenuti a Mercury. Austin ha raccontato di aver ritrovato in soffitta un baule con quaderni, appunti, testi, disegni e altri materiali che aveva sistemato personalmente nel 1985, durante il trasferimento a Garden Lodge.
La decisione di mettere all’asta molti dei cimeli del cantante ha provocato critiche tra alcuni fan. Austin ha spiegato però di aver agito ricordando la volontà di Mercury, che non avrebbe desiderato la trasformazione della propria casa in un museo. Il suo obiettivo era affidare quegli oggetti a persone capaci di apprezzarli e conservarne il valore affettivo.
Garden Lodge e l’eredità privata del cantante hanno accompagnato Mary per decenni. Anche dopo la morte di Mercury, Austin ha continuato a proteggere gli aspetti più personali della sua memoria. Tra questi resta il luogo nel quale sono state deposte le sue ceneri, un segreto che ha confermato di non voler rivelare.
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