Ranucci contesta la rimozione da Report: chiesti atti alla Rai e stop al provvedimento

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Sigfrido Ranucci contesta formalmente la decisione della Rai di rimuoverlo dalla conduzione e dalla responsabilità autorale di Report. I legali chiedono atti e chiarimenti entro sette giorni e la sospensione immediata del provvedimento.

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Sigfrido Ranucci ha formalmente impugnato la decisione con cui la Rai lo ha escluso dalla conduzione e dalla responsabilità autorale di Report. La contestazione è contenuta in una lettera di cinque pagine firmata dagli avvocati Roberto De Vita e Stefano Rossi, che chiedono all’azienda di chiarire le ragioni del provvedimento e di mettere a disposizione la documentazione utilizzata per assumerlo.

La Rai ha deciso di affidare dalla prossima stagione la conduzione del programma a Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi, prospettando a Ranucci tre possibili nuovi incarichi all’interno dell’azienda. Il giornalista ha però contestato la legittimità dell’avvicendamento e si è riservato di intraprendere iniziative giudiziarie, comprese quelle cautelari e urgenti, per ottenere il ripristino delle precedenti funzioni e il risarcimento degli eventuali danni.

Al centro della contestazione ci sono le motivazioni indicate dalla Rai per giustificare la riorganizzazione di Report. Secondo quanto riportato nella comunicazione aziendale richiamata dai legali, si sarebbe creata una situazione di incompatibilità legata alle pressioni sulla redazione e a percezioni di opacità, commistioni e interferenze considerate tali da incidere sull’autorevolezza e sull’indipendenza del programma.

Gli avvocati di Ranucci sostengono tuttavia che nella comunicazione non sarebbero indicati fatti specifici e già accertati attribuibili al giornalista. Chiedono quindi di sapere quali circostanze abbiano portato la Rai a formulare valutazioni sulla sua credibilità, autorevolezza, indipendenza e imparzialità professionale prima della conclusione degli approfondimenti ancora in corso.

La richiesta riguarda anche le presunte pressioni subite dalla redazione. I legali domandano di conoscere da chi sarebbero state esercitate, attraverso quali modalità e sulla base di quali elementi documentali. Vogliono inoltre sapere quale collegamento esista tra tali pressioni e la scelta di sostituire immediatamente Ranucci alla guida e nella responsabilità autorale della trasmissione.

Analoga richiesta viene avanzata per le contestate percezioni di opacità, commistioni e interferenze. La difesa chiede alla Rai di specificare i fatti che avrebbero compromesso la serenità produttiva e i requisiti di indipendenza e imparzialità del programma, oltre a spiegare quali elementi avrebbero determinato la situazione di incompatibilità indicata dall’azienda.

Un altro punto riguarda il procedimento interno seguito per arrivare alla decisione. Gli avvocati chiedono di ricevere gli atti con cui è stato disposto l’avvicendamento, di conoscere il soggetto o l’organo aziendale che lo ha deliberato, la data della decisione e l’eventuale istruttoria svolta. Sono richiesti anche relazioni, verbali, pareri, comunicazioni e ogni altro documento utilizzato direttamente o indirettamente.

La difesa domanda inoltre perché la Rai non abbia valutato soluzioni organizzative meno invasive rispetto alla rimozione di Ranucci e quali siano le ragioni per cui l’azienda abbia ritenuto necessario intervenire proprio sulla conduzione e sulla responsabilità autorale del programma.

Particolare rilievo viene attribuito dai legali alla vicenda dell’attentato subito dal giornalista. Nella lettera viene contestato il fatto che una persona indicata come vittima di un grave attentato possa essere considerata dal proprio datore di lavoro responsabile di una presunta incompatibilità collegata alla situazione creatasi attorno alla trasmissione.

De Vita e Rossi hanno chiesto che tutta la documentazione e i chiarimenti vengano forniti entro sette giorni dal ricevimento della lettera. Nel frattempo sollecitano la Rai a sospendere gli effetti dell’avvicendamento e a fermare anche il decorso del termine di trenta giorni concesso a Ranucci per scegliere uno dei nuovi incarichi proposti.

La contestazione, precisano i legali, non equivale ad accettazione della decisione aziendale né a rinuncia a eventuali azioni. Ogni scelta sulle alternative professionali offerte dalla Rai, sostengono, potrà essere valutata soltanto dopo aver conosciuto gli elementi concreti e i documenti posti alla base della rimozione.

La difesa si riserva infine di rivolgersi alle sedi giudiziarie competenti per chiedere il ripristino delle funzioni di Ranucci e il risarcimento dei danni che dovessero essere riconosciuti, compresi quelli patrimoniali e quelli relativi alla reputazione professionale, all’immagine e alla dignità personale.

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