Chi è Alessandro Di Battista, dal M5S a Schierarsi: la politica fuori dal Parlamento
Alessandro Di Battista, 48 anni, ha attraversato il Movimento 5 Stelle dal Parlamento alla rottura sul governo Draghi. Oggi prosegue l’attività politica fuori dai partiti, tra libri, teatro, reportage e l’associazione Schierarsi.
Da protagonista delle piazze del Movimento 5 Stelle a ex deputato senza tessera di partito, Alessandro Di Battista ha costruito gran parte della propria presenza pubblica attorno a una linea rimasta sostanzialmente costante: difendere un profilo politico autonomo, anche quando questo ha significato prendere le distanze dalle scelte della formazione nella quale era cresciuto. Nato a Roma il 4 agosto 1978, oggi ha 48 anni e continua a intervenire nel dibattito politico attraverso libri, spettacoli, reportage, televisioni e iniziative promosse dall’associazione Schierarsi.
Il passaggio decisivo della sua storia politica risale al febbraio 2021. Dopo oltre undici anni trascorsi nel Movimento 5 Stelle, Di Battista lasciò la formazione in seguito alla scelta dei Cinquestelle di sostenere il governo guidato da Mario Draghi. Era contrario all’ingresso nella maggioranza e considerava quella decisione incompatibile con l’identità politica che aveva sempre attribuito al Movimento. L’uscita dal M5S, tuttavia, non coincise con l’abbandono dell’attività politica.
Di Battista aveva già scelto di lasciare il Parlamento alcuni anni prima. Eletto deputato nel 2013 nella circoscrizione Lazio 1, rimase alla Camera per l’intera XVII legislatura, conclusa nel marzo 2018. Nel novembre 2017 annunciò che non si sarebbe candidato nuovamente, pur continuando a sostenere il Movimento durante la campagna elettorale che avrebbe portato il M5S a superare il 32% dei voti alle politiche del 4 marzo 2018.
Quella decisione segnò l’inizio di una trasformazione del suo ruolo pubblico. Senza un seggio parlamentare, Di Battista tornò progressivamente ai viaggi, alla scrittura e ai reportage, attività che aveva svolto anche prima dell’ingresso nelle istituzioni. Negli anni successivi ha realizzato servizi e documentari all’estero, scritto per diverse pubblicazioni e mantenuto una presenza costante nel dibattito politico italiano.
La sua notorietà nazionale era esplosa con l’arrivo del Movimento 5 Stelle in Parlamento. Alle elezioni del 2013 Di Battista entrò alla Camera insieme alla numerosa pattuglia pentastellata della XVII legislatura. Fece parte della Commissione Affari esteri e comunitari e ne fu vicepresidente dal maggio 2013 al luglio 2015. Fu però soprattutto l’attività politica fuori dalle commissioni a renderlo uno dei volti più conosciuti del M5S.
Comizi, interventi parlamentari, interviste e video diffusi sui social contribuirono a definire uno stile molto riconoscibile. Di Battista utilizzava un linguaggio diretto e fortemente polemico nei confronti dei partiti tradizionali, insistendo sull’idea che il Movimento dovesse mantenersi distante sia dal centrodestra sia dal centrosinistra. In quella fase fu associato all’ala più movimentista del M5S, legata alle origini del progetto fondato da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio.
Nel novembre 2014 entrò nel direttorio a cinque proposto da Grillo agli iscritti. Oltre a lui ne facevano parte Luigi Di Maio, Roberto Fico, Carla Ruocco e Carlo Sibilia. Per Di Battista fu uno dei momenti di maggiore peso interno alla formazione. Mentre Di Maio assumeva progressivamente un profilo più istituzionale, il deputato romano continuava a rappresentare la componente più legata alle piazze e alla contestazione della politica tradizionale.
Una delle campagne che più caratterizzarono quella stagione fu quella contro la riforma costituzionale promossa dal governo di Matteo Renzi. Nell’estate del 2016 Di Battista attraversò l’Italia con il tour in scooter denominato “Costituzione coast to coast”, sostenendo il No al referendum costituzionale. L’iniziativa rafforzò l’immagine del parlamentare impegnato direttamente nelle piazze e nei territori.
Le sue posizioni divennero più difficili da conciliare con l’evoluzione del Movimento dopo il 2018. Con il M5S entrato al governo, Di Battista continuò a chiedere una netta autonomia dalle altre forze politiche. Durante il primo governo Conte rivolse critiche soprattutto alla Lega e a Matteo Salvini. Con la nascita del secondo governo Conte contestò invece l’alleanza con il Partito democratico e mantenne un giudizio fortemente critico anche su Matteo Renzi.
Difese inoltre alcune caratteristiche della prima fase pentastellata, tra cui il limite dei due mandati e il ruolo della piattaforma Rousseau e di Davide Casaleggio. La distanza con la nuova direzione del M5S aumentò fino alla scelta del 2021 sul governo Draghi, che determinò la separazione definitiva.
Prima della politica parlamentare, il percorso di Di Battista era stato segnato dagli studi e dalle esperienze nella cooperazione internazionale. Dopo il diploma scientifico al liceo Farnesina di Roma si iscrisse al Dams dell’Università Roma Tre, laureandosi con lode nel 2004. Nel 2008 conseguì alla Sapienza un master di secondo livello in tutela internazionale dei diritti umani.
Negli anni successivi lavorò come cooperante e trascorse periodi in America Latina, in particolare in Guatemala, occupandosi di attività educative e progetti rivolti alle comunità locali. Viaggiò poi in diversi Paesi del Centro e Sud America, maturando un interesse per le disuguaglianze sociali, i rapporti di potere e le vicende politiche internazionali che avrebbe continuato a coltivare negli anni successivi.
Il rapporto con l’universo di Beppe Grillo si consolidò proprio mentre Di Battista portava avanti queste esperienze. Nel 2011 iniziò a pubblicare reportage sul blog di Grillo. Successivamente lavorò anche a un approfondimento sul fenomeno dei sicari in America Latina, esperienza dalla quale nacque “Sicari a cinque euro”. Il suo profilo politico si formò quindi intrecciando attivismo, viaggi, comunicazione e attenzione per i temi internazionali.
Alle cosiddette parlamentarie del Movimento 5 Stelle del dicembre 2012 ottenne 313 preferenze e venne poi candidato alle politiche dell’anno seguente. L’elezione alla Camera lo portò rapidamente tra gli esponenti più esposti della nuova formazione parlamentare. Il soprannome “Dibba” divenne comune tra sostenitori, avversari e mezzi di informazione.
Dopo l’esperienza parlamentare, viaggi e giornalismo sono tornati ad avere un peso centrale. Di Battista ha realizzato reportage dagli Stati Uniti, dal Messico, dall’Iran, dalla Bolivia, dalla Russia e da altri Paesi, collaborando anche con Il Fatto Quotidiano e lavorando a documentari. Dal 2022 è inoltre presenza televisiva come opinionista a “DiMartedì”, programma di La7.
Alla produzione giornalistica si è affiancata quella editoriale. Negli anni Di Battista ha pubblicato diversi volumi, tra cui “A testa in su”, “Meglio essere liberi”, “Politicamente scorretto”, “Contro!”, “Ostinati e contrari” e “Scomode verità. Dalla guerra in Ucraina al massacro di Gaza”. Nel 2025 è uscito “Democrazia deviata. Perché non ha più senso parlare di governo del popolo”. Nello stesso anno Paper First ha pubblicato anche “La Russia non è il mio nemico”.
Anche il teatro è diventato uno degli strumenti attraverso i quali l’ex deputato porta avanti la propria attività pubblica. Dal 2023 ha presentato sui palcoscenici italiani spettacoli dedicati a temi politici e internazionali. Tra questi figura “Assange. Colpirne uno per educarne cento”, incentrato sulla vicenda del fondatore di WikiLeaks, seguito dal lavoro legato a “Scomode verità”.
Nel 2023 Di Battista ha inoltre contribuito alla nascita dell’associazione culturale Schierarsi, della quale è vicepresidente. L’organizzazione si occupa di campagne politiche e sociali attraverso gruppi territoriali e iniziative pubbliche. Tra i temi affrontati figurano la sanità pubblica, la politica estera, l’opposizione all’invio di armi all’Ucraina e il riconoscimento dello Stato di Palestina.
Schierarsi ha permesso a Di Battista di tornare anche a una dimensione organizzata dell’attivismo senza aderire nuovamente a un partito. Nel 2026 sono circolate ricostruzioni sulla possibile trasformazione dell’associazione in un soggetto politico capace di partecipare alle prossime elezioni. Al momento si tratta di una prospettiva discussa pubblicamente, mentre l’organizzazione continua a presentarsi come associazione culturale.
La vita privata dell’ex parlamentare è rimasta generalmente meno esposta rispetto alla sua attività politica. Di Battista è padre di due figli, Andrea e Filippo, nati rispettivamente nel 2017 e nel 2020 dalla relazione con Sahra Lahouasnia. La paternità è entrata anche nella sua produzione editoriale attraverso “Meglio essere liberi”, concepito come una lettera al primo figlio.
Dagli anni dei meetup al Parlamento, dalla rottura con il Movimento 5 Stelle fino all’attività con Schierarsi, la presenza pubblica di Alessandro Di Battista ha quindi cambiato strumenti senza interrompersi. Dopo il mandato alla Camera ha sostituito la tribuna parlamentare con libri, reportage, televisione, social, teatro e campagne territoriali, continuando a rivendicare un ruolo politico esterno alle tradizionali strutture di partito.
Forza Alessandro Di Battista.
— precipitevolissimevolmente (@saures788) August 29, 2026
Abbiamo ancora bisogno della tua voce libera, scomoda, fuori dal coro.
Uno dei pochi che ha sempre detto quello che pensava, senza calcoli e senza paura.
Uno dei pochi politici con i coglioni.
Riprenditi presto. pic.twitter.com/jgSJCANUbw
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