Ricina a Pietracatella, sequestrati pc e dieci pen drive a Gianni Di Vita

Notizia in breve

A Pietracatella la Procura ha sequestrato a Gianni Di Vita un pc Lenovo e dieci pen drive, alla ricerca di file e tracce web utili sul duplice avvelenamento da ricina costato la vita ad Antonella Di Ielsi e alla figlia Sara.

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Ricina a Pietracatella, sequestrati pc e dieci pen drive a Gianni Di Vita
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Un computer desktop Lenovo e dieci pen drive sono entrati nell’inchiesta sulla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita, decedute dopo un avvelenamento da Ricina avvenuto durante le festività natalizie a Pietracatella, in provincia di Campobasso. Il materiale informatico, sequestrato a Gianni Di Vita, potrebbe contenere elementi utili a ricostruire attività, documenti e ricerche effettuate dalle due vittime.

Secondo quanto emerge dagli atti relativi al sequestro, gli investigatori ritengono possibile che i dispositivi non siano stati utilizzati soltanto da Di Vita. Antonella collaborava infatti con il marito nella sua attività professionale, mentre Sara avrebbe usato alcuni supporti anche durante il periodo della didattica a distanza. L’obiettivo è verificare la presenza di file, testi o cronologie di navigazione collegabili ai fatti oggetto dell’indagine.

Il provvedimento si inserisce nel procedimento che riguarda anche l’ipotesi di responsabilità medica, nel quale risultano coinvolti cinque sanitari per omicidio colposo e Gianni Di Vita figura come parte offesa. Sul duplice avvelenamento, invece, gli accertamenti proseguono per ricostruire origine, modalità e possibile somministrazione della ricina.

Un altro fronte riguarda gli esami tossicologici affidati al Robert Koch Institute di Berlino. I campioni di sangue di Gianni e Alice Di Vita sono stati prelevati all’inizio di luglio per verificare una possibile esposizione alla sostanza. Nelle ultime ore sono circolate indiscrezioni su un presunto esito negativo, ma la procuratrice di Larino Elvira Antonelli ha precisato che non è stata ancora trasmessa una comunicazione scritta definitiva sulla presenza o meno di anticorpi riconducibili alla ricina.

La stessa procuratrice ha chiarito che non è arrivata neppure alcuna comunicazione ufficiale sull’eventuale individuazione di alimenti risultati positivi alla tossina. Gli accertamenti affidati al gruppo di esperti italiani e tedeschi sono considerati complessi e dovranno fornire risposte su più aspetti dell’esposizione.

Il risultato degli esami è particolarmente rilevante per Gianni Di Vita. Nei giorni in cui le condizioni della moglie e della figlia peggiorarono, l’uomo accusò alcuni malori e venne ricoverato allo Spallanzani di Roma, facendo ipotizzare che anche lui potesse essere entrato in contatto con la sostanza.

Le indagini proseguono anche attraverso nuove audizioni. Alice Di Vita è stata ascoltata nuovamente dagli investigatori e, anche nei giorni intorno a Ferragosto, la Squadra mobile di Campobasso ha convocato altre persone informate sui fatti, comprese alcune che non erano ancora state sentite. Sul filone relativo al duplice omicidio, la Procura ha precisato che allo stato non risultano indagati.

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