Obesità, la molecola TOFA brucia grassi nei topi senza perdita significativa di muscoli

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Una molecola sperimentale chiamata TOFA ha ridotto il grasso corporeo nei topi senza diminuire in modo significativo la massa muscolare. Il composto aumenta il dispendio energetico e potrebbe anche affiancare i farmaci GLP-1.

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Obesità, la molecola TOFA brucia grassi nei topi senza perdita significativa di muscoli
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Un composto sperimentale capace di aumentare il consumo di energia dell’organismo ha prodotto una riduzione del grasso corporeo nei topi senza provocare una significativa perdita di massa muscolare. La molecola, chiamata 5-tetradecilossi-2-furoico o TOFA, è stata studiata da un gruppo dell’Università della California a Berkeley e i risultati sono stati pubblicati su Science Advances.

L’approccio seguito dai ricercatori è diverso da quello dei farmaci basati sulle incretine, tra cui semaglutide e tirzepatide. Questi trattamenti favoriscono il dimagrimento soprattutto diminuendo l’appetito e quindi la quantità di cibo assunta. TOFA interviene invece sull’altro versante del bilancio energetico, aumentando il dispendio attraverso modifiche del metabolismo dei grassi.

Negli esperimenti sugli animali il composto ha stimolato meccanismi cellulari che favoriscono l’utilizzo dei grassi per produrre energia e ha contemporaneamente interferito con la sintesi di lipidi come trigliceridi e colesterolo. Nei topi con obesità il trattamento ha portato a una perdita di peso riconducibile soprattutto alla riduzione del tessuto adiposo, senza variazioni rilevanti nell’assunzione di cibo.

Questo aspetto distingue TOFA dai medicinali che riducono l’appetito. I trattamenti con agonisti del GLP-1 possono essere molto efficaci nel controllo del peso e della glicemia, ma in alcuni pazienti sono associati a nausea e disturbi gastrointestinali. La minore introduzione di alimenti può inoltre contribuire, in determinate condizioni, a carenze nutrizionali e perdita di massa magra.

Il gruppo di ricerca ha valutato anche l’impiego combinato delle due strategie. Secondo Anders Näär, tra i responsabili dello studio, TOFA ha mostrato negli esperimenti un effetto additivo o sinergico insieme a farmaci che agiscono sulle incretine. La molecola viene quindi considerata come un possibile trattamento complementare, non necessariamente come un sostituto delle terapie già disponibili.

I risultati comprendono inoltre miglioramenti della sensibilità all’insulina, del controllo della glicemia, dei livelli di trigliceridi e di alcuni parametri collegati alla steatosi epatica nei modelli animali studiati.

La ricerca resta però in una fase preclinica. TOFA è stato sperimentato finora sui topi e non è ancora possibile stabilire se gli stessi effetti, né il medesimo profilo di sicurezza, saranno confermati nell’uomo. Prima di un eventuale utilizzo terapeutico saranno necessari ulteriori studi e successive sperimentazioni cliniche.

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