Mortal Shell 2, il Soulslike accelera il ritmo e amplia build, mondo e combattimento

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Mortal Shell 2 amplia e rifinisce la formula del primo capitolo con combattimenti più rapidi, otto Shell, un mondo più denso e una maggiore libertà nelle build. Restano però boss poco memorabili e alcune imperfezioni tecniche.

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Mortal Shell 2 porta avanti le idee del gioco originale senza limitarsi ad aumentarne le dimensioni. Il seguito sviluppato da Cold Symmetry, uscito il 20 agosto 2026 su PC, PS5 e Xbox Series X|S, rivede quasi ogni elemento della formula e punta su combattimenti più veloci, maggiore libertà nella costruzione del personaggio e un mondo più ricco da esplorare.

L’avventura parte con un prologo particolarmente efficace. Il protagonista viene risvegliato da una voce e guidato da un corvo parlante con un teschio umano, prima di attraversare un villaggio apparentemente impegnato in una festa. Musica, canti e danze nascondono però un’atmosfera inquietante, che culmina davanti a una pira e chiarisce rapidamente la natura del rituale in corso.

La storia è autonoma rispetto a quella del primo Mortal Shell. Al centro della vicenda c’è l’Undermether, una divinità costretta a precipitare nel mondo dopo essere stata attaccata da una creatura. Le uova che trasportava, chiamate Ova, vengono sottratte dagli uomini e in gran parte corrotte. Il giocatore interpreta un Harbinger nato da uno degli esemplari rimasti intatti e incaricato di recuperare i propri simili.

Il corpo scheletrico dell’Harbinger consente di combattere, ma il fulcro del sistema resta il possesso delle Shell, guerrieri caduti utilizzati come involucri. Ciascuna rappresenta uno stile di gioco specifico, con caratteristiche, abilità e percorsi di sviluppo differenti. Le Shell disponibili sono otto, il doppio rispetto alle quattro presenti nel primo capitolo.

La loro storia personale viene raccontata attraverso ricordi giocabili, un passo avanti rispetto ai semplici testi del predecessore. Aumentando il legame con una Shell si sbloccano nuove parti del suo passato e ulteriori capacità, anche se la risorsa necessaria per approfondire questi rapporti è abbastanza rara da rendere difficile completare tutte le storie in una sola partita.

La trasformazione più evidente riguarda il sistema di combattimento. La barra della stamina è stata eliminata e il giocatore può quindi correre, schivare e attaccare senza dover amministrare la resistenza. Questa scelta rende gli scontri più aggressivi, ma non li riduce a una sequenza incontrollata di colpi.

I nemici sono infatti progettati per resistere meglio agli attacchi, subiscono meno facilmente lo stagger e spesso affrontano il giocatore in gruppo. Diventa quindi necessario scegliere le priorità, controllare lo spazio e individuare il momento giusto per usare le abilità della propria Shell. Il risultato è un ritmo più rapido rispetto al primo episodio, senza perdere del tutto la componente tattica.

A sostenere questa impostazione c’è il Resolve, una risorsa che cresce mettendo a segno attacchi in mischia. Può essere spesa per attivare capacità speciali o alimentare le armi secondarie a distanza. Più il giocatore resta efficace nel corpo a corpo, maggiori sono le possibilità di ricorrere alle opzioni più potenti.

Nonostante la maggiore velocità, i colpi conservano una buona sensazione di peso. Le animazioni rendono bene l’impatto delle armi, i nemici reagiscono fisicamente ai colpi e i corpi mostrano i segni dei danni ricevuti. Le armi pesanti risultano particolarmente soddisfacenti grazie a esecuzioni e mutilazioni capaci di dare concretezza agli scontri.

Le Shell assumono un ruolo decisivo anche nella costruzione delle build. Ognuna dispone di caratteristiche innate che non possono essere modificate direttamente, ma il relativo albero delle abilità offre molte più possibilità rispetto al passato. Alcune privilegiano resistenza e salute, altre sono più adatte alla schivata o a tecniche particolari.

Eredrim, per esempio, punta sulla forza e sul controllo dei gruppi. La sua abilità principale permette di travolgere gli avversari con una carica di spalla, stordendoli e creando un’apertura per il colpo successivo. L’elevata quantità di salute lo rende inoltre una scelta particolarmente permissiva per chi preferisce affrontare gli scontri frontalmente.

Altre Shell adottano soluzioni più complesse. Smert può fermare il tempo e colpire gli avversari a mani nude, applicando effetti casuali che esplodono quando il flusso temporale riprende. È un esempio della maggiore varietà introdotta dal seguito, che consente di passare da approcci molto semplici a combinazioni più tecniche.

Quando la salute della Shell scende a zero, l’Harbinger viene espulso dal corpo anziché morire immediatamente. È possibile rientrare nell’involucro colpendo i nemici con attacchi in mischia, ottenendo di fatto una seconda possibilità. Il sistema può ripetersi più volte, ma ogni espulsione rende più lento il successivo recupero della Shell.

Anche l’Harbinger può salire di livello, ricevendo incrementi prestabiliti. Il giocatore non sceglie direttamente quali statistiche aumentare, mentre le differenze tra le build dipendono soprattutto dagli alberi delle Shell, dalle armi e dagli altri sistemi di personalizzazione. Le abilità possono inoltre essere redistribuite presso i Beacon, l’equivalente dei falò del genere.

Questa flessibilità permette di adattare temporaneamente una configurazione a uno scontro specifico. Prima di affrontare un avversario che utilizza il fuoco, per esempio, è possibile investire punti nella relativa resistenza e recuperarli subito dopo per destinarli ad altri bonus.

Un altro elemento importante è rappresentato dai Seal, che modificano il funzionamento della difesa. Il modello più equilibrato mantiene il blocco e aggiunge una parata perfetta legata al tempismo. L’Infinite Seal elimina invece la possibilità di bloccare, riduce la finestra utile per il parry e aumenta il premio ottenuto quando l’esecuzione riesce. Un’altra variante permette di trasformarsi in pietra, richiamando direttamente il sistema Hardening del primo Mortal Shell.

La personalizzazione viene ampliata ulteriormente dai Tarstone, potenziamenti applicabili alle armi e alle armi secondarie. Alcuni aggiungono danni elementali o bonus passivi, mentre altri cambiano animazioni, introducono nuove mosse o completano combinazioni molto specifiche. Non tutti sono compatibili con ogni equipaggiamento, costringendo a valutare con attenzione le possibili sinergie.

Shell e armi sono spesso nascoste nel mondo di gioco e devono essere trovate esplorando. Una valuta rara consente di ottenere indicazioni approssimative sulla loro posizione, ma gran parte delle ricompense può essere scoperta naturalmente seguendo sentieri secondari e zone meno evidenti.

La struttura del mondo può essere definita aperta ma segmentata. Le varie regioni sono collegate da portali, ponti e passaggi che interrompono la continuità geografica, creando aree distinte invece di un’unica grande distesa. La soluzione contribuisce a dare maggiore identità ai singoli territori e offre numerosi motivi per deviare dal percorso principale.

L’esplorazione viene ricompensata spesso con oggetti, equipaggiamento e nuove scoperte, anche se la disposizione dei Beacon non è sempre equilibrata. In alcune zone i punti di riposo sono molto vicini tra loro, mentre altrove una morte può obbligare a percorrere nuovamente diversi minuti prima di recuperare i progressi.

Il punto più debole resta il design dei boss. Nel mondo aperto si incontrano diversi avversari speciali che spesso sono versioni potenziate o modificate di nemici già presenti. Anche i sei boss principali, pur sostenuti da un aspetto visivo riconoscibile, faticano a lasciare un ricordo duraturo.

A pesare è anche una presentazione piuttosto essenziale. Gli scontri più importanti vengono introdotti brevemente, senza grandi sequenze narrative o temi musicali esclusivi, e questo riduce il senso di spettacolarità che ci si potrebbe aspettare dai momenti culminanti di un Soulslike.

Sul piano dell’accessibilità sono presenti opzioni per modificare la dimensione del testo e il contrasto dell’interfaccia, attivare o disattivare i sottotitoli e regolare separatamente i livelli audio. Non sono richiesti input a tempo, mentre alcune varianti di difficoltà vengono gestite attraverso i Seal.

Dal punto di vista tecnico il passo avanti rispetto al primo episodio è evidente, anche se restano alcune imperfezioni. La versione utilizzata per la recensione ha ricevuto diversi aggiornamenti durante il periodo di prova, seguiti da un consistente aggiornamento pubblicato con l’accesso anticipato del 17 agosto.

Nel complesso, Mortal Shell 2 riesce soprattutto a sviluppare ciò che il predecessore aveva soltanto abbozzato. Il combattimento guadagna velocità e varietà, le possibilità di personalizzazione crescono in modo netto e il mondo offre più occasioni per esplorare e sperimentare. I boss meno riusciti e alcune sbavature tecniche rimangono i principali limiti di un seguito molto più completo e ambizioso.

Mortal Shell 2 - Official Launch Trailer

Video Mortal Shell 2 - Official Launch Trailer
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