Alpi francesi, ghiacciai in forte ritiro e rischio dal Lac de Rosolin a Tignes

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Sulle Alpi francesi i ghiacciai hanno perso circa il 35% del volume dal 2000. Alla Grande Motte, sopra Tignes, il ritiro ha creato il Lac de Rosolin, ridotto da 150 mila a 50 mila metri cubi per contenere il rischio di piene improvvise.

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Alpi francesi, ghiacciai in forte ritiro e rischio dal Lac de Rosolin a Tignes
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La perdita di ghiaccio sulle Alpi francesi procede rapidamente e coinvolge anche le masse glaciali poste oltre i 3.000 metri. La settima edizione della Carovana dei ghiacciai di Legambiente è partita dalla Francia, dove dal 2000 il volume complessivo dei grandi ghiacciai si è ridotto di circa il 35%.

Tra i casi osservati c’è quello della Grande Motte, nel comprensorio di Tignes e nel territorio del Parco nazionale della Vanoise. Il ghiacciaio ha perso la copertura nevosa necessaria alla sua alimentazione e, secondo i dati richiamati durante la campagna, rispetto al 1982 ha registrato una riduzione del 70% del volume e del 30% della superficie.

Il cambiamento è visibile anche nell’aspetto del ghiacciaio, segnato da crepacci e da zone scure sulla superficie. L’acqua prodotta dalla fusione ha contribuito alla formazione del Lac de Rosolin, un bacino glaciale situato poco più in basso. La sua crescita ha imposto interventi per limitarne il volume e ridurre il pericolo di uno svuotamento improvviso verso Tignes.

Nel 2023 il lago aveva raggiunto circa 150 mila metri cubi d’acqua. Gli interventi realizzati negli anni successivi ne hanno abbassato il livello fino a circa 50 mila metri cubi. Il Comune di Tignes, i servizi statali francesi, gli organismi tecnici e i ricercatori seguono l’evoluzione del bacino e del ghiacciaio per contenere il rischio di piene improvvise.

Il ritiro della Grande Motte sta modificando anche l’attività turistica della zona. Tignes, dove in passato era possibile praticare lo sci anche durante l’estate, deve ora confrontarsi con stagioni più brevi, temperature più elevate e una massa glaciale sempre più ridotta. Al tempo stesso, la comparsa del lago ha introdotto nuove esigenze di gestione e sicurezza del territorio.

Vanda Bonardo, responsabile nazionale Alpi di Legambiente e presidente di Cipra Italia, ha richiamato la necessità di adeguare la pianificazione ai cambiamenti già in corso. Secondo Bonardo, l’arretramento dei ghiacciai aumenta i rischi in quota e nelle vallate, modifica il turismo e favorisce la nascita di nuovi ecosistemi nelle aree lasciate libere dal ghiaccio.

Marco Giardino, vicepresidente della Fondazione Glaciologica Italiana e professore all’Università di Torino, ha spiegato che gli interventi sul Lac de Rosolin sono stati studiati per abbassare il livello dell’acqua attraverso condotti collocati sopra e all’interno del ghiacciaio, sfruttando anche le caratteristiche carsiche della roccia sottostante.

La tappa francese ha interessato anche la Riserva naturale della Grande Sassière, coinvolta nel progetto europeo Waterwise. Le attività puntano a comprendere come la riduzione dei ghiacciai possa incidere sulla disponibilità idrica, sugli ecosistemi d’alta quota e sulle comunità che vivono nelle vallate alpine.

Dopo la Francia, la Carovana dei ghiacciai 2026 prosegue in Italia. Dal 20 al 24 agosto sono previste osservazioni sul versante valdostano del Monte Bianco, con i ghiacciai del Miage e di Planpincieux. Seguiranno il ghiacciaio dei Forni in Lombardia dal 24 al 26 agosto, il Montasio in Friuli-Venezia Giulia dal 26 al 29 agosto e il ghiacciaio di Coolidge-Monviso in Piemonte dal 31 agosto al 3 settembre.

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