El Nino si rafforza nel Pacifico, rischio evento eccezionale e impatti globali
El Nino si rafforza nel Pacifico e potrebbe raggiungere un’intensità eccezionale tra ottobre e dicembre 2026. Crescono i rischi di siccità in Africa australe e di effetti sui cicloni, mentre per l’Italia l’impatto resta incerto.
Le acque del Pacifico equatoriale continuano a scaldarsi e i segnali osservati durante l’estate indicano un ulteriore consolidamento di El Niño. A luglio l’anomalia della temperatura superficiale del mare ha raggiunto +1,4 °C nella regione Niño-3.4 e +2,9 °C nell’area Niño-1+2, valori accompagnati da cambiamenti atmosferici coerenti con una fase di rafforzamento del fenomeno.
Il riscaldamento interessa anche gli strati più profondi dell’oceano. Le anomalie sotto la superficie sono arrivate fino a +10 °C e il termoclino, cioè la zona di transizione tra acque superficiali più calde e acque profonde più fredde, è risultato più profondo rispetto alla media. Anche i venti e la distribuzione delle precipitazioni sul Pacifico mostrano caratteristiche tipiche di un El Niño in intensificazione.
Le proiezioni per la parte finale del 2026 indicano una probabilità del 69% che tra ottobre e dicembre l’evento raggiunga una soglia eccezionale, superiore per intensità agli episodi registrati dal 1950 secondo il parametro utilizzato nelle previsioni. La possibilità di un El Niño molto forte durante l’autunno e l’inverno dell’emisfero settentrionale supera invece il 90%.
Si tratta comunque di previsioni probabilistiche. Un fenomeno particolarmente intenso può aumentare la possibilità di determinati effetti climatici, ma non consente di stabilire con certezza dove e con quale forza si manifesteranno.
Tra le aree più esposte c’è l’Africa australe. Le previsioni indicano un rischio superiore al 50% di siccità agricola in vaste zone di Namibia e Botswana, con possibili estensioni verso altri Paesi della regione. Una riduzione delle piogge potrebbe mettere sotto pressione coltivazioni, disponibilità d’acqua e pascoli, con conseguenze dirette sulle attività agricole e sull’allevamento.
Gli effetti potrebbero raggiungere anche i mercati alimentari. In Asia, un El Niño intenso può alterare l’andamento dei monsoni e ridurre le precipitazioni in importanti aree produttrici di riso. Per la stagione 2026-27, tuttavia, le scorte mondiali del cereale sono stimate intorno a 213,8 milioni di tonnellate, un livello elevato che potrebbe attenuare eventuali tensioni sull’offerta.
Il fenomeno può inoltre modificare le condizioni favorevoli alla nascita dei cicloni tropicali. Nel Pacifico alcune configurazioni atmosferiche associate a El Niño possono favorire una maggiore attività, mentre nell’Atlantico il fenomeno tende generalmente a creare condizioni meno favorevoli allo sviluppo degli uragani. Questo rapporto non permette però di attribuire direttamente a El Niño la formazione di un singolo ciclone.
Per l’Italia le conseguenze restano più difficili da definire. El Niño influenza la circolazione atmosferica su scala globale, ma non determina da solo l’andamento del tempo sul Mediterraneo. Non è quindi possibile collegare automaticamente il suo rafforzamento a ondate di caldo, afa, piogge intense o temporali sul territorio italiano.
Se il riscaldamento del Pacifico proseguirà nei prossimi mesi, El Niño resterà comunque uno dei principali fattori climatici da osservare tra la fine del 2026 e l’inizio del 2027, soprattutto per i possibili effetti sulle precipitazioni, sull’agricoltura e sull’attività dei cicloni in diverse regioni del pianeta.
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