Vinicio Marchioni racconta il tumore alle ossa, la malattia è rientrata dopo le cure

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Vinicio Marchioni ha raccontato di aver scoperto un tumore alle ossa durante le prove di “Un tram che si chiama Desiderio”: dopo operazione, fisioterapia e cure la malattia è rientrata, mentre il teatro lo ha aiutato a non fermarsi.

Vinicio Marchioni
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Vinicio Marchioni ha rivelato di aver affrontato un tumore alle ossa mentre preparava uno dei ruoli più impegnativi della sua carriera teatrale. La diagnosi arrivò durante le prove di “Un tram che si chiama Desiderio”, spettacolo diretto da Antonio Latella nel quale interpretava Stanley Kowalski. In un’intervista a Repubblica, l’attore ha spiegato che la malattia è stata curata ed è poi rientrata.

In quel periodo Marchioni doveva costruire sulla scena un personaggio dominato dalla forza fisica, aggressivo e quasi animale. Nello stesso momento, però, il suo corpo era sottoposto a un percorso completamente diverso. Tra operazione, fisioterapia e cure, l’attore cercava infatti di recuperare un nuovo equilibrio mentre lavorava sulla fisicità di Stanley.

La malattia è rimasta a lungo lontana dalla dimensione pubblica. Marchioni ha scelto di non trasformare quel passaggio personale in un racconto da esporre, spiegando a Repubblica: «Non mi è mai piaciuto mettere in piazza le sofferenze». Ha invece affrontato quanto stava accadendo quasi come l’incontro con un nuovo personaggio, qualcosa con cui convivere e da assorbire anche nel lavoro.

Il teatro, anziché diventare un ostacolo, gli ha dato una ragione per continuare. Marchioni ha raccontato di essersi trovato in una fase molto intensa anche sul piano personale e professionale: erano nati i suoi figli, il cinema gli stava offrendo nuove opportunità e sul palcoscenico stava affrontando uno dei ruoli più rilevanti del suo percorso. Fermarsi, per lui, non era un’opzione.

Il rapporto tra vita, corpo e recitazione torna anche in “Le vite in atto”, il libro pubblicato da Marsilio nel quale Marchioni attraversa sette personaggi della propria carriera teatrale, dagli anni della giovinezza fino a Riccardo III. L’esperienza della malattia ha modificato anche il modo in cui l’attore guarda al proprio mestiere, fatto non soltanto di interpretazione ma di un corpo che cambia insieme alla persona.

Nel racconto di Marchioni trova spazio anche un’altra esperienza che ha segnato il suo rapporto con la parola: la balbuzie. Da ragazzo sentiva un forte bisogno di esprimersi e cercava soprattutto nella scrittura e nei diari uno spazio per far uscire pensieri e mondi interiori che faticavano a trovare una forma attraverso la voce.

L’incontro con il teatro gli ha permesso di trasformare quella difficoltà in un esercizio continuo sul linguaggio. Conoscere in anticipo le sillabe sulle quali avrebbe potuto bloccarsi lo portava a cambiare costruzione delle frasi, cercare sinonimi e scegliere percorsi diversi per arrivare allo stesso significato. Una pratica che, nel tempo, è diventata parte integrante del suo lavoro di attore.

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