Nunzio Bellino racconta il coma e la malattia rara in tv e la rinascita dopo il bullismo
Nunzio Bellino racconta in tv la sua esperienza dopo il coma causato dalla malattia rara, spiegando di aver visto Gesù e di aver trovato nuova forza. L’attore ripercorre bullismo, dolore familiare e la svolta grazie alla recitazione.
Nunzio Bellino è stato ospite nel programma televisivo La Porta Magica, condotto da Andrea Delogu su Rai 2, dove ha ripercorso alcuni dei momenti più difficili della sua vita. L’attore, conosciuto come “l’uomo elastico”, ha parlato apertamente della sua storia personale, segnata da malattia, sofferenza e tentativi di riscatto.
Fin da giovane convive con la Sindrome di Ehlers-Danlos, una patologia genetica rara che colpisce il tessuto connettivo. Tra i sintomi più evidenti ci sono articolazioni estremamente flessibili, pelle molto elastica e difficoltà nella cicatrizzazione. Proprio queste caratteristiche lo hanno esposto a prese in giro e atti di bullismo, anche attraverso i social, lasciando segni profondi nel suo percorso di crescita.
Durante l’intervista, Bellino ha ricordato anche episodi familiari dolorosi, tra cui la morte della madre avvenuta davanti ai suoi occhi. Un evento che ha inciso profondamente sulla sua vita, insieme a un altro momento cruciale rappresentato dal periodo trascorso in coma. È in quella fase che l’attore racconta di aver vissuto un’esperienza intensa: ha dichiarato di aver visto Gesù, descrivendo quella visione come un punto di svolta che gli ha dato la forza di tornare alla vita con una nuova consapevolezza.
La recitazione ha avuto un ruolo decisivo nel suo percorso. Bellino ha spiegato come il lavoro nel mondo dello spettacolo gli abbia permesso di trasformare le fragilità in una risorsa, trovando nella scena uno spazio per esprimersi e ricostruire la propria identità.
Nel corso della trasmissione sono arrivati anche messaggi di affetto da parte dei familiari, tra cui il padre e la sorella, oltre al saluto di Simona Tagli. In studio è intervenuto anche il regista e sceneggiatore Giuseppe Cossentino, che ha creduto per primo nelle sue capacità artistiche, coinvolgendolo in un progetto cinematografico ispirato proprio alla sua storia. Il loro rapporto si è consolidato anche attraverso un impegno condiviso contro il bodyshaming e le discriminazioni.
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