Creme solari fai da te, gli esperti avvertono sui rischi delle ricette diffuse sui social
Le creme solari fai da te diffuse sui social possono lasciare la pelle esposta ai raggi UV senza una protezione verificata. Gli esperti avvertono che formule non testate, dosaggi imprecisi e filtri mal distribuiti aumentano i rischi.
Le creme solari preparate in casa seguendo ricette pubblicate sui social possono offrire una protezione dai raggi ultravioletti molto inferiore a quella dichiarata, lasciando la pelle esposta a scottature e danni provocati dal sole. Dermatologi e specialisti mettono in guardia soprattutto dal falso senso di sicurezza che queste preparazioni possono creare: chi le utilizza rischia di prolungare l'esposizione pensando di essere adeguatamente protetto.
Su TikTok, Instagram, YouTube e altre piattaforme circolano tutorial che propongono miscele a base di olio di cocco, burro di karité, olio d'oliva, cera d'api e ossido di zinco in polvere. Il problema è che una preparazione domestica non consente di conoscere con certezza il fattore di protezione solare, né di stabilire quanto il prodotto riesca a schermare in modo uniforme le radiazioni UVA e UVB.
Il fenomeno è tornato a far discutere anche dopo le dichiarazioni di Salmo. Il rapper, che ha raccontato sui social di essere stato sottoposto all'asportazione di un carcinoma basocellulare sul viso, ha collegato la propria esperienza all'uso delle creme solari. Non esistono però prove scientifiche che dimostrino un rapporto causale tra l'impiego corretto dei prodotti solari e l'insorgenza dei tumori della pelle.
Le ricette fai da te sono da tempo oggetto di attenzione da parte degli specialisti. Nel 2026 il tema è stato affrontato anche durante il Congresso francofono di allergologia. La dermatologa Françoise Giordano-Labadie, dell'ospedale universitario di Tolosa, ha richiamato i rischi legati a prodotti che non vengono sottoposti alle verifiche previste per quelli commerciali, comprese le prove sull'efficacia, sulla stabilità e sulla resistenza all'acqua.
Una ricerca statunitense pubblicata nel 2019, condotta su 189 contenuti dedicati alle creme solari casalinghe diffusi su Pinterest, aveva rilevato che circa il 68% delle ricette consigliava formule considerate insufficienti per una protezione adeguata dalle radiazioni ultraviolette. In molti casi venivano inoltre attribuiti valori SPF senza che fossero stati misurati con test standardizzati.
Uno dei punti critici riguarda il dosaggio e la distribuzione dei filtri minerali. Ossido di zinco e biossido di titanio possono essere utilizzati nei prodotti solari, ma nelle preparazioni domestiche le particelle rischiano di formare aggregati e di non distribuirsi in maniera omogenea. Alcune zone della pelle possono così ricevere una quantità insufficiente di filtro pur apparendo ricoperte dalla crema.
Anche gli oli vegetali normalmente presenti nelle ricette online non possono sostituire una protezione solare testata. Olio di cocco, burro di karité e prodotti simili possono avere una capacità limitata di filtrare alcune radiazioni, ma non garantiscono da soli una schermatura adeguata e controllata contro l'intero spettro dei raggi responsabili dei danni cutanei.
Restano poi i problemi legati alla conservazione. Senza una formulazione controllata e senza conservanti adeguati, una crema preparata in casa può essere più esposta alla contaminazione da batteri o funghi. Non è inoltre possibile sapere come reagirà al caldo, al sudore o all'acqua e per quanto tempo manterrà le proprie caratteristiche dopo la preparazione.
Per ridurre i danni legati all'esposizione solare, gli specialisti raccomandano prodotti ad ampio spettro con protezione contro UVA e UVB e un SPF di almeno 30, insieme alle altre misure di prevenzione. Affidarsi a una ricetta casalinga priva di test significa invece esporsi al sole senza poter conoscere il livello reale di protezione offerto alla pelle.
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