Stretto di Hormuz chiuso, l'Iran detta le condizioni agli Usa e Trump attacca Teheran
L’Iran mantiene chiuso lo Stretto di Hormuz e condiziona la riapertura alla fine della guerra, allo sblocco dei beni congelati e ad altre richieste agli Usa. Trump accusa Teheran di negoziare in malafede e punta sulla pressione economica.
L’Iran non intende riaprire lo Stretto di Hormuz senza concessioni da parte degli Stati Uniti. L’11 agosto 2026 Mohsen Rezaei, segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale iraniano, ha indicato tra le richieste di Teheran la fine della guerra, lo sblocco dei beni iraniani congelati all’estero e il rispetto di ulteriori condizioni già trasmesse a Washington.
La posizione iraniana riguarda anche i conflitti che coinvolgono Gaza e Libano. Secondo Rezaei, un’intesa con l’Oman sulle modalità di gestione della navigazione nello stretto non basterebbe, da sola, a garantire il ritorno alla normale circolazione delle navi. Teheran lega quindi la riapertura della rotta marittima a un accordo politico più ampio con gli Stati Uniti.
Donald Trump ha risposto con nuovi attacchi verbali contro i rappresentanti iraniani. Intervistato da Wayne Allyn Root, il presidente degli Stati Uniti li ha definiti negoziatori “subdoli” e “disonesti”, accusandoli di accettare alcune condizioni durante i colloqui per poi negare pubblicamente di averlo fatto.
Trump ha indicato nella pressione economica una delle leve che Washington può continuare a utilizzare contro Teheran. Il presidente ha sostenuto che gli Stati Uniti potrebbero proseguire con l’attuale strategia senza accelerare lo scontro militare, confidando nel progressivo indebolimento dell’economia iraniana.
Nell’intervista Trump ha affermato che l’Iran avrebbe un’inflazione del 300%, una valuta fortemente svalutata e difficoltà nel pagamento dei militari. Si tratta di valutazioni formulate dal presidente americano, che ha anche rivendicato un forte controllo sulle disponibilità finanziarie iraniane sottoposte alle restrizioni statunitensi, arrivando a definirsi “il loro banchiere”.
Le dichiarazioni sono state ripetute da Trump anche durante un altro intervento su Real America’s Voice. Il presidente ha insistito sulle difficoltà economiche e militari dell’Iran e ha sostenuto che la situazione non sarebbe sostenibile a lungo per Teheran, prospettando la prosecuzione della pressione finanziaria come alternativa a un nuovo aumento delle operazioni militari.
Sul piano diplomatico proseguono intanto i contatti tra Iran e Oman per trovare una soluzione sulla navigazione nello Stretto di Hormuz. I negoziati hanno raggiunto una fase avanzata, ma restano legati alle richieste politiche poste da Teheran e alle condizioni necessarie per rendere operativo un eventuale accordo.
Il portavoce del ministero degli Esteri del Qatar, Majed al-Ansari, ha riferito che Doha segue da vicino i colloqui e sostiene gli sforzi per arrivare alla riapertura della rotta marittima nel minor tempo possibile. Lo stretto resta così uno dei principali nodi del confronto tra Iran e Stati Uniti, con conseguenze dirette sulla navigazione commerciale e sugli equilibri regionali.
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