Vaccini pediatrici negli Usa, l'ordine di Trump divide gli esperti: critiche alle nuove regole

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Donald Trump ha firmato il 10 agosto un ordine esecutivo che modifica le raccomandazioni sui vaccini pediatrici negli Usa. Esperti italiani contestano la separazione dei vaccini combinati e temono minori coperture e più rischi.

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Il nuovo ordine esecutivo firmato il 10 agosto dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump modifica le indicazioni federali sulle vaccinazioni pediatriche e apre un nuovo scontro con una parte della comunità scientifica. Il provvedimento suddivide le immunizzazioni dell’infanzia in tre categorie e riduce a 11 le malattie per le quali la vaccinazione viene raccomandata a tutti i bambini.

Nel primo gruppo rientrano morbillo, parotite, rosolia, difterite, tetano, pertosse, poliomielite, Haemophilus influenzae di tipo B, malattia pneumococcica, papillomavirus umano e varicella. Altre immunizzazioni vengono invece indicate per determinate categorie a rischio oppure affidate alla decisione condivisa tra medico e famiglia, tra cui quelle contro influenza, Covid-19, rotavirus ed epatiti A e B.

Uno dei passaggi più contestati riguarda il vaccino Mmr contro morbillo, parotite e rosolia. L’ordine prevede che, quando negli Stati Uniti saranno disponibili prodotti monovalenti, le tre vaccinazioni possano essere somministrate separatamente. La direttiva chiede inoltre, per quanto possibile, di distribuire le vaccinazioni pediatriche in visite mediche distinte.

La scelta è stata duramente criticata da Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie infettive dell’Irccs Policlinico San Martino di Genova. L’infettivologo ha affidato ai social un giudizio molto severo sul provvedimento, sostenendo che una politica capace di indebolire la prevenzione contro i virus rischia di produrre conseguenze soprattutto sulle future generazioni americane.

Anche Pier Luigi Lopalco, docente di Igiene all’Università del Salento, considera la misura un ulteriore indebolimento della sanità pubblica statunitense. Secondo l’epidemiologo, l’indicazione a preferire vaccini singoli rispetto alle formulazioni combinate rappresenta un arretramento nella pratica vaccinale, perché obbliga il bambino a ricevere più iniezioni e può aumentare il numero delle reazioni locali e il disagio legato alle somministrazioni.

Lopalco contesta inoltre il ritorno nel dibattito pubblico americano dell’ipotesi di un rapporto tra vaccinazioni e autismo. Le ricerche condotte negli ultimi decenni non hanno dimostrato un nesso causale tra i vaccini e i disturbi dello spettro autistico. L’Organizzazione mondiale della sanità ha ribadito questa conclusione anche dopo una nuova revisione delle evidenze scientifiche disponibili fino al 2025.

Secondo il docente, è priva di fondamento anche l’idea che prima dell’introduzione delle vaccinazioni i bambini godessero in generale di condizioni di salute migliori. Malattie come poliomielite e morbillo provocavano infatti un numero molto più elevato di casi gravi, complicazioni e decessi prima della diffusione dei programmi vaccinali.

Fabrizio Pregliasco, direttore della scuola di specializzazione in Igiene e medicina preventiva dell’Università degli Studi di Milano, giudica la decisione della Casa Bianca particolarmente preoccupante. A suo avviso non si tratta soltanto di una revisione organizzativa del calendario, perché le nuove indicazioni intervengono su criteri di prevenzione costruiti attraverso studi, sorveglianza epidemiologica e decenni di esperienza sul campo.

Per Pregliasco, separare vaccinazioni che possono essere somministrate insieme in sicurezza non garantisce automaticamente una maggiore protezione. Al contrario, moltiplicare gli appuntamenti può rendere più difficile completare il ciclo vaccinale, aumentare i problemi organizzativi per le famiglie e prolungare il periodo durante il quale un bambino resta esposto a malattie prevenibili.

Il tema assume un peso particolare per il morbillo. Negli Stati Uniti la copertura con il vaccino Mmr tra i bambini delle scuole dell’infanzia è scesa dal 95,2% dell’anno scolastico 2019-2020 al 92,5% nel 2024-2025, al di sotto della soglia del 95% indicata per garantire una forte protezione della comunità. Negli ultimi anni il Paese ha inoltre registrato nuovi focolai della malattia.

Pregliasco richiama anche i possibili effetti fuori dagli Stati Uniti. Il morbillo è una delle infezioni più contagiose e la circolazione internazionale delle persone rende le conseguenze di un calo delle coperture potenzialmente rilevanti anche oltre i confini americani. Un aumento delle persone non protette può facilitare l’importazione e la diffusione del virus in altri Paesi.

Il virologo difende il principio della decisione condivisa tra medico e paziente, ma ritiene che questa debba poggiare sulle migliori prove scientifiche disponibili. Per questo contesta l’uso dell’espressione “Gold Standard” scelta dall’amministrazione Trump per definire le nuove raccomandazioni, sostenendo che uno standard scientifico deriva dalla qualità e dalla riproducibilità delle prove e non da una decisione politica.

L’ordine incarica inoltre il Dipartimento della Salute e dei Servizi umani di presentare entro 90 giorni nuovi piani sulla sicurezza vaccinale, sulla sequenza delle somministrazioni, sulle alternative agli adiuvanti contenenti alluminio e sulla disponibilità di vaccini singoli, a partire da quelli contro morbillo, parotite e rosolia. Il testo invita anche Stati e territori americani a riesaminare le norme sulle vaccinazioni richieste per l’accesso alle scuole.

Per gli esperti italiani, il punto più delicato resta il possibile effetto delle nuove indicazioni sulla fiducia delle famiglie. Bassetti, Lopalco e Pregliasco temono che dubbi già smentiti dalle evidenze scientifiche possano trovare nuova diffusione e tradursi in un calo delle adesioni, con il rischio di rendere più difficile il controllo di malattie prevenibili attraverso la vaccinazione.

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