Polizia Locale di Milano, cinque agenti arrestati: verbali falsi e denaro sparito
Cinque agenti della Polizia Locale di Milano sono finiti in carcere con accuse di peculato, falso e arresto illegale. L’inchiesta riguarda un fermo del 16 luglio a Corsico, verbali ritenuti falsi e 1.450 euro scomparsi.
Cinque appartenenti alla Polizia Locale di Milano, un ufficiale e quattro agenti, sono stati arrestati nell’ambito di un’inchiesta coordinata dalla Procura. Le accuse contestate, a vario titolo, riguardano peculato, falso e arresto illegale. Al centro degli accertamenti c’è un’operazione antidroga del 16 luglio a Corsico, durante la quale sarebbero stati redatti verbali non corrispondenti a quanto realmente accaduto e sarebbero spariti 1.450 euro.
In carcere sono finiti Ilenja Sabato, Rosario Piscopo, Denni Dileo, Mattia Rignanese e Vincenzo Compagnone. Quest’ultimo è già imputato in un altro procedimento legato all’aggressione avvenuta il 24 maggio 2023 a Milano ai danni di Bruna, donna transessuale colpita durante un intervento della Polizia Locale e ripresa da alcuni studenti universitari.
L’indagine sui cinque agenti è stata affidata agli investigatori della stessa Polizia Locale di Milano ed è stata coordinata dal pm Giovanni Tarzia. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, il gruppo avrebbe agito con modalità estranee alle procedure previste per gli appartenenti alle forze dell’ordine, arrivando a fornire alla magistratura una versione dei fatti ritenuta falsa.
Il caso è emerso dopo la denuncia presentata, attraverso il proprio avvocato, da un uomo arrestato il 16 luglio per una presunta operazione di spaccio. Da quella segnalazione sono partiti gli accertamenti che hanno portato in circa due settimane alla misura cautelare nei confronti dei cinque appartenenti al Corpo.
Secondo l’ipotesi investigativa, gli agenti avrebbero coinvolto una donna egiziana di loro conoscenza facendole svolgere il ruolo di acquirente. La donna avrebbe concordato con lo spacciatore la consegna di circa mezzo chilo di hashish, diventando di fatto l’esca utilizzata per organizzare il fermo.
Lo scambio sarebbe però avvenuto a Corsico, fuori dal territorio comunale di Milano. Per evitare di coinvolgere la Polizia Locale del comune dell’hinterland, gli indagati si sarebbero spostati con due auto civetta. Una delle vetture, secondo la ricostruzione, sarebbe stata guidata dalla stessa donna utilizzata nell’operazione, che non appartiene al Corpo.
Gli investigatori ritengono che l’intervento fosse stato preparato nei dettagli. Tra gli elementi esaminati ci sono anche le immagini delle telecamere di videosorveglianza della zona, che avrebbero consentito di confrontare quanto realmente accaduto con ciò che era stato riportato successivamente negli atti ufficiali.
Nei verbali consegnati alla magistratura sarebbe stato scritto che i 500 grammi di hashish erano stati trovati direttamente nell’auto dell’uomo fermato e che quest’ultimo aveva tentato di scappare opponendo resistenza agli agenti. La ricostruzione degli inquirenti sarebbe invece diversa. Alla commissaria viene contestata anche l’accusa di calunnia in relazione alla versione riportata negli atti.
Durante l’operazione sarebbero inoltre scomparsi 1.450 euro che l’uomo aveva con sé. Anche questo episodio è entrato nell’inchiesta e ha contribuito alla contestazione del peculato nei confronti degli indagati.
Gli accertamenti non si limitano al fermo del 16 luglio. Gli investigatori stanno infatti verificando almeno altri due episodi ritenuti simili, per capire se le modalità contestate al gruppo siano state utilizzate anche in precedenza.
Il giudice ha disposto il carcere ritenendo elevati sia il rischio di reiterazione dei reati sia quello di possibili interferenze con le prove. Nel provvedimento viene contestato agli agenti di avere continuato a operare nonostante precedenti segnalazioni e di avere adottato procedure considerate incompatibili con i loro doveri istituzionali.
Il comandante della Polizia Locale di Milano, Gianluca Mirabelli, ha escluso qualsiasi giustificazione per le condotte contestate ai cinque agenti. Ha inoltre ricordato che gli accertamenti sono stati svolti dagli stessi colleghi del Corpo sotto la direzione dell’autorità giudiziaria e che sono bastati quindici giorni per ricostruire gli elementi principali della vicenda.
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