Stretto di Hormuz, Usa e Iran vicini a un accordo provvisorio di 60 giorni

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Stati Uniti, Iran e Oman lavorano a un’intesa provvisoria di 60 giorni per riaprire lo Stretto di Hormuz, ripristinare il cessate il fuoco e avviare la bonifica delle mine, mentre Trump sospende nuovi raid e rilancia i negoziati nucleari.

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Stretto di Hormuz, Usa e Iran vicini a un accordo provvisorio di 60 giorni
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Stati Uniti, Iran e Oman sono vicini a un’intesa temporanea per riaprire lo Stretto di Hormuz e garantire il passaggio delle navi commerciali. L’accordo avrebbe una durata iniziale di 60 giorni, con la possibilità di una proroga, e potrebbe essere annunciato già mercoledì 5 agosto.

La bozza prevede due rotte separate. Le navi dirette nel Golfo Persico attraverserebbero la parte settentrionale dello Stretto, nelle acque territoriali iraniane. Il traffico in uscita verso il Mar Arabico seguirebbe invece il corridoio meridionale, sotto la giurisdizione dell’Oman e in coordinamento con Teheran.

Durante il periodo provvisorio non sarebbero applicati pedaggi. Iran e Oman dovrebbero inoltre completare entro 30 giorni la rimozione delle mine navali dalla rotta centrale. Una volta ripristinate condizioni di sicurezza sufficienti, quel corridoio potrebbe essere utilizzato in entrambe le direzioni sulla base di un’intesa permanente ancora da negoziare.

Il piano punta anche a consolidare il cessate il fuoco tra Washington e Teheran e a riaprire il confronto sul programma nucleare iraniano. Il presidente americano Donald Trump ha riferito di colloqui positivi, ma ha avvertito che gli Stati Uniti potrebbero colpire nuovamente l’Iran qualora lo Stretto non tornasse operativo in tempi rapidi.

Trump ha fermato nel fine settimana una nuova serie di raid contro obiettivi iraniani, sospendendo un’offensiva che, secondo le sue dichiarazioni, avrebbe avuto dimensioni particolarmente ampie. La decisione ha dato nuovo spazio alla mediazione diplomatica condotta dall’Oman con il sostegno di Qatar, Pakistan e Arabia Saudita.

Negli ultimi giorni l’inviato speciale statunitense Steve Witkoff ha avuto diversi contatti telefonici con il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi e con il capo della diplomazia omanita Badr al-Busaidi. Araghchi avrebbe accettato la proposta in linea di principio durante il fine settimana, prima del via libera arrivato martedì dalla Guida Suprema Mojtaba Khamenei e dal Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale iraniano.

Un precedente tentativo era arrivato vicino alla firma circa tre settimane prima, ma l’intesa era saltata dopo una nuova escalation militare e la ripresa degli attacchi alle navi. Le trattative sono proseguite attraverso mediatori regionali, mentre altri episodi contro il traffico commerciale hanno mantenuto elevata la tensione nell’area.

Sulla scelta americana di privilegiare la diplomazia pesano anche le condizioni degli arsenali. Secondo ricostruzioni della stampa statunitense, mesi di operazioni militari avrebbero ridotto in modo consistente le scorte di intercettori THAAD e Patriot, utilizzati per proteggere basi e infrastrutture dagli attacchi con missili e droni.

Una disponibilità limitata di questi sistemi renderebbe più difficile difendere le installazioni statunitensi nel Golfo Persico e sostenere gli alleati regionali in caso di una nuova escalation. La riapertura dello Stretto avrebbe quindi conseguenze immediate sulla sicurezza marittima, sui trasporti energetici e sulla possibilità di evitare ulteriori scontri tra Stati Uniti e Iran.

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