Covid in Cina, positività al 20,3% a luglio ma i casi restano in gran parte lievi

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In Cina il Covid torna a crescere a luglio, con la positività salita dal 16,3% al 20,3% tra i pazienti con sintomi respiratori. I casi restano in gran parte lievi e non risultano pressioni rilevanti sugli ospedali del Paese.

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Covid in Cina, positività al 20,3% a luglio ma i casi restano in gran parte lievi
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Il Covid torna a diffondersi con maggiore intensità in Cina e supera l’influenza tra le principali infezioni respiratorie rilevate nel Paese. Nella seconda metà di luglio 2026 la quota di test positivi tra i pazienti con sintomi respiratori ha oltrepassato il 20%, senza provocare finora un aumento significativo delle forme gravi o della pressione sugli ospedali.

Tra il 13 e il 19 luglio il tasso di positività ha raggiunto il 16,3%, con una crescita di 4,3 punti percentuali rispetto alla settimana precedente. Nei sette giorni successivi il valore è aumentato di altri quattro punti, arrivando al 20,3%.

La circolazione del virus non è omogenea sul territorio. Le percentuali più elevate sono state registrate nelle province meridionali, mentre le regioni settentrionali mostrano valori inferiori. La fascia più coinvolta comprende le persone tra i 15 e i 59 anni.

Secondo il Centro cinese per il controllo e la prevenzione delle malattie, la maggioranza dei pazienti presenta sintomi lievi. L’attività del virus viene classificata su un livello moderato e l’aumento dei contagi non ha determinato difficoltà rilevanti per i servizi sanitari.

La variante maggiormente rilevata è la NB.1.8.1. Le autorità sanitarie non hanno individuato mutazioni capaci di aumentare in modo significativo il rischio per la salute pubblica o di rendere la malattia più grave rispetto alle fasi precedenti.

Il Cdc cinese considera la crescita estiva una delle oscillazioni periodiche che il Covid può produrre durante l’anno. L’intensità risulta simile a quella osservata nei due anni precedenti, quando il virus aveva già mostrato di poter generare nuove ondate al di fuori dei mesi freddi.

Il rischio resta più alto per anziani, immunodepressi e persone con patologie croniche, che possono sviluppare forme severe con maggiore frequenza rispetto alla popolazione generale. Per queste categorie restano disponibili vaccinazioni raccomandate e terapie mirate.

Il virologo Fabrizio Pregliasco, direttore della Scuola di specializzazione in Igiene e Medicina preventiva dell’Università Statale di Milano, invita a seguire l’andamento dei contagi senza allarmismi. La ripresa cinese conferma che Sars-CoV-2 continua a circolare anche in estate, favorito dal calo progressivo dell’immunità, dai viaggi e dalla permanenza in ambienti chiusi e climatizzati.

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