Vince 209 milioni al Superenalotto e muore, l'ex moglie chiede 5mila euro al mese
La vedova di un ex camionista padovano, vincitore di 209,1 milioni al Superenalotto nel 2019 e morto nel giugno 2026, potrebbe dover versare circa 5mila euro al mese alla sua ex moglie, ma sarà il tribunale a decidere sull’assegno.
La morte di un ex camionista padovano, diventato milionario grazie al Superenalotto, ha aperto una disputa economica tra la vedova e la prima moglie. L’uomo aveva vinto 209.160.441 euro nel 2019 e versava all’ex coniuge un assegno divorzile di 6.300 euro al mese. Dopo il decesso, avvenuto il 28 giugno 2026, i pagamenti si sono interrotti e la donna ha deciso di rivolgersi a un legale.
La schedina vincente era stata giocata il 13 agosto 2019 al bar Marino di Lodi, durante una trasferta di lavoro. Il vincitore, che all’epoca aveva 49 anni, non rese pubblica la propria identità. Dopo aver riscosso il premio tramite un istituto bancario, lasciò il lavoro, acquistò una nuova casa e un’automobile e destinò parte del denaro a diversi investimenti.
In seguito alla vincita divorziò dalla prima moglie, residente nel Varesotto e impiegata come addetta alle pulizie. Nell’accordo economico venne stabilito un assegno mensile di 6.300 euro. L’uomo iniziò poi una relazione con una donna originaria di Chieti, che sposò il 24 luglio 2025. I due vivevano a Padova.
Meno di un anno dopo le nozze, l’ex camionista è morto improvvisamente. Non avendo figli, genitori o fratelli, il suo patrimonio sarebbe stato ereditato dalla seconda moglie. Il decesso ha però fatto cessare anche l’obbligo personale di corrispondere l’assegno divorzile alla prima coniuge.
La richiesta avanzata dalla donna si basa sull’articolo 9-bis della legge sul divorzio. La norma permette all’ex coniuge che già riceveva un assegno periodico di chiedere al tribunale un nuovo contributo a carico dell’eredità, purché dimostri di trovarsi in uno stato di bisogno.
Il riconoscimento non avviene automaticamente e l’obbligo del defunto non passa direttamente agli eredi. Il giudice dovrà esaminare le condizioni economiche della richiedente, l’eventuale pensione di reversibilità, il valore del patrimonio lasciato dall’uomo e le risorse della vedova.
La Cassazione ha chiarito che la precedente percezione dell’assegno divorzile, da sola, non basta. Chi presenta la domanda deve provare di non disporre dei mezzi necessari per affrontare le esigenze essenziali della vita. Il diritto viene meno in caso di nuove nozze della beneficiaria.
Secondo la stima dei legali della prima moglie, il contributo potrebbe raggiungere circa 5mila euro al mese, una somma inferiore ai 6.300 euro versati quando l’uomo era in vita. L’importo resta però un’ipotesi di parte: spetterà al tribunale stabilire se esistono i requisiti e determinare l’eventuale assegno dopo l’esame della situazione patrimoniale delle due donne.
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