Trump ordina nuovi raid contro l'Iran, Israele pronto a colpire le infrastrutture energetiche

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Donald Trump ha ordinato una nuova offensiva statunitense contro l’Iran, con il possibile coinvolgimento di Israele e raid sulle infrastrutture energetiche già nel fine settimana. L’obiettivo dichiarato è costringere Teheran a cedere.

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Donald Trump ha dato ordine di preparare una nuova serie di attacchi statunitensi contro l’Iran, con l’obiettivo di aumentare la pressione militare su Teheran e costringerla ad accettare un accordo. L’operazione potrebbe cominciare già nel fine settimana e proseguire per diversi giorni.

Il piano allo studio prevede anche il coinvolgimento di Israele. Tra i possibili bersagli figurano centrali, raffinerie e altre infrastrutture energetiche iraniane, considerate essenziali per le attività militari e per il funzionamento dell’apparato statale. La portata e la durata dell’offensiva non risultano ancora definite in ogni dettaglio.

Una delle ipotesi esaminate a Washington punta a concludere la fase principale dei bombardamenti prima della riapertura dei mercati finanziari di lunedì, per limitare le ripercussioni sull’economia statunitense e internazionale. Non è stato però fissato un termine definitivo per la fine delle operazioni.

La decisione arriva dopo il rallentamento dei contatti diplomatici tra Stati Uniti e Iran. Trump, che nei giorni precedenti aveva parlato di colloqui favorevoli, avrebbe perso fiducia nella possibilità di raggiungere rapidamente un’intesa e ritiene ora necessario un intervento più duro.

La tensione è aumentata dopo l’attacco missilistico iraniano del 29 luglio contro le forze americane in Giordania. I missili sono stati intercettati, ma l’azione ha provocato una risposta militare degli Stati Uniti e ha ridotto ulteriormente gli spazi per una ripresa dei negoziati.

Durante una riunione del governo a Camp David, il presidente americano ha accusato i rappresentanti iraniani di non rispettare gli impegni assunti. Secondo la linea sostenuta dalla Casa Bianca, una campagna di bombardamenti più intensa potrebbe indebolire la capacità di Teheran di continuare il conflitto e spingerla a trattare.

Restano profonde le distanze sulle condizioni richieste da Washington. Gli Stati Uniti vogliono che l’Iran rinunci al proprio programma nucleare e riduca il controllo esercitato sullo Stretto di Hormuz, passaggio strategico per il traffico petrolifero mondiale. Teheran continua invece a respingere entrambe le richieste.

Tra le opzioni valutate dai vertici americani compare anche una campagna aerea della durata di due settimane, destinata a colpire le capacità missilistiche iraniane. I consiglieri militari avrebbero tuttavia segnalato il rischio legato alla diminuzione delle scorte di munizioni, già sottoposte a forte pressione dopo mesi di operazioni.

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