Delta Aquaridi 2026, stelle cadenti con picco tra il 30 e il 31 luglio ma la Luna limita lo spettacolo

Notizia in breve

Le Delta Aquaridi meridionali raggiungono il picco nella notte tra il 30 e il 31 luglio 2026, ma la Luna quasi piena ridurrà il numero di meteore visibili dall’Italia. Il momento migliore sarà dopo mezzanotte, lontano dalle luci.

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Le Delta Aquaridi meridionali raggiungeranno il massimo dell’attività nella notte tra giovedì 30 e venerdì 31 luglio 2026, quando in condizioni ideali potrebbero produrre fino a 20-25 meteore ogni ora. Dall’Italia lo spettacolo sarà meno intenso, soprattutto a causa della Luna quasi piena, la cui luce renderà invisibili molte delle scie più deboli.

Il momento più favorevole per osservare lo sciame inizierà dopo la mezzanotte e proseguirà fino alle ore che precedono l’alba. La costellazione dell’Acquario, dove si trova il radiante delle meteore, sorgerà verso sud-est già intorno alle 22, ma bisognerà attendere circa le 23.30 perché raggiunga un’altezza sufficiente sull’orizzonte.

Con il passare delle ore il radiante salirà nel cielo e le possibilità di avvistamento aumenteranno. Il numero effettivo di meteore osservabili dall’Italia resterà però inferiore al valore teorico di 25 all’ora, calcolato per cieli perfettamente bui e con il punto di origine apparente dello sciame vicino allo zenit.

Per assistere al fenomeno non servono binocoli o telescopi. Le meteore devono essere cercate a occhio nudo, scegliendo un luogo aperto e distante dall’illuminazione urbana. È utile lasciare agli occhi almeno venti minuti per abituarsi al buio ed evitare di consultare continuamente lo schermo del telefono.

La Luna piena si è verificata il 29 luglio e, durante la notte del picco, il disco lunare sarà ancora illuminato per circa il 99%. Il chiarore diffuso nel cielo cancellerà molte delle meteore meno luminose, che rappresentano una parte consistente delle Delta Aquaridi meridionali.

Per ridurre il disturbo conviene tenere la Luna alle spalle oppure nasconderla dietro un albero, un edificio o un rilievo naturale. Non è necessario fissare direttamente la costellazione dell’Acquario: le scie possono comparire in un’area molto ampia del cielo e risultano spesso più lunghe a diverse decine di gradi dal radiante.

Chi non riuscirà a osservare il cielo nella notte tra il 30 e il 31 luglio avrà altre occasioni. Le Delta Aquaridi non concentrano tutta la loro attività in poche ore, ma presentano un massimo piuttosto ampio. Lo sciame rimane attivo per diverse settimane, dalla metà di luglio fino alla seconda parte di agosto, anche se con frequenze variabili.

Le meteore viaggiano nell’atmosfera a una velocità di circa 40-41 chilometri al secondo, pari a quasi 148 mila chilometri orari. Sono generalmente poco luminose e producono raramente grandi bolidi. Anche le scie persistenti, capaci di restare visibili per alcuni secondi, non sono frequenti.

Il nome dello sciame deriva dalla posizione del radiante, il punto dal quale le meteore sembrano partire per effetto della prospettiva. Nel caso delle Delta Aquaridi meridionali, questa zona si trova nella parte sud della costellazione dell’Acquario, vicino alla stella Delta Aquarii.

Le scie luminose si formano quando piccoli frammenti di polvere e roccia entrano nell’atmosfera terrestre e si surriscaldano. Il corpo progenitore più probabile delle Delta Aquaridi è la cometa 96P/Machholz, che durante i suoi passaggi vicino al Sole disperde materiale lungo la propria orbita.

La cometa fu scoperta nel 1986 dall’astronomo statunitense Donald Machholz dall’area di Loma Prieta, in California. Completa un’orbita intorno al Sole in poco più di cinque anni e tornerà al perielio, il punto più vicino alla nostra stella, il 12 maggio 2028.

96P/Machholz segue una traiettoria molto eccentrica e inclinata rispetto al piano principale del Sistema solare. Al perielio passa più vicino al Sole rispetto a Mercurio e presenta una composizione insolita, con basse quantità di alcune molecole contenenti carbonio. Queste caratteristiche hanno alimentato ipotesi sulla sua origine, ma una provenienza interstellare non è stata confermata.

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