Iran, Trump promette una dura risposta dopo l'attacco alle forze Usa in Giordania

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Donald Trump annuncia una dura risposta americana dopo il lancio di missili iraniani contro le forze Usa in Giordania. L’escalation coinvolge anche l’Arabia Saudita, che ha partecipato ai raid contro milizie filo-Teheran in Iraq.

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Donald Trump ha annunciato una nuova rappresaglia contro l’Iran dopo il lancio di missili diretto verso le forze statunitensi in Giordania. Il presidente americano ha affermato che Washington colpirà Teheran «molto duramente», presentando la prossima azione militare come una risposta all’offensiva iraniana.

Secondo le autorità giordane, le difese aeree del Paese hanno intercettato cinque missili partiti dall’Iran e diretti verso il territorio del regno. Non sono state segnalate vittime. Trump ha sostenuto che Teheran fosse consapevole dell’imminente reazione americana e avesse già cercato di ottenere una sospensione degli attacchi.

Il presidente ha distinto gli autori dell’operazione iraniana dagli esponenti con cui gli Stati Uniti mantengono contatti, parlando di una fazione diversa dagli interlocutori coinvolti nei colloqui. Ha inoltre riferito di scuse ricevute dopo l’attacco, senza però escludere una risposta militare.

Trump ha chiesto al Congresso di aumentare anche la pressione economica sull’Iran. La proposta riguarda l’estensione dei dazi previsti nel disegno di legge sulle sanzioni contro la Russia ai principali Paesi che intrattengono rapporti commerciali con Teheran. Secondo il presidente, le tariffe potrebbero produrre effetti più incisivi delle sole sanzioni.

Le dichiarazioni arrivano mentre il conflitto si estende oltre il confronto diretto tra Stati Uniti e Iran. Il 28 luglio, le forze americane e saudite hanno condotto raid congiunti in Iraq contro gruppi armati vicini a Teheran, accusati di aver colpito militari statunitensi e infrastrutture energetiche saudite.

Tra gli obiettivi figuravano postazioni riconducibili alle Forze di mobilitazione popolare, note anche come Hashd al-Shaabi. La coalizione, composta in larga parte da formazioni sciite, nacque nel 2014 durante l’avanzata dello Stato islamico in Iraq. Alcune delle sue fazioni più potenti mantengono stretti legami con l’Iran e operano con un ampio margine di autonomia.

La partecipazione saudita segna un irrigidimento della linea di Riad. Per mesi il regno aveva cercato di contenere il rischio di una guerra regionale, mantenendo aperti i canali con Teheran anche dopo gli attacchi contro impianti petroliferi sauditi. Il coinvolgimento delle milizie filo-iraniane in Iraq e degli Houthi nello Yemen ha però aumentato la pressione sulla monarchia.

Negli ultimi anni l’Arabia Saudita ha rafforzato la cooperazione economica e militare con Washington, acquistando sistemi d’arma e tecnologie per la difesa aerea. Allo stesso tempo aveva lavorato al riavvicinamento con l’Iran, formalizzato dall’accordo diplomatico raggiunto nel 2023 con la mediazione della Cina.

Un ulteriore fronte riguarda lo Stretto di Hormuz. Il vicepresidente del Parlamento iraniano Ali Nikzad ha dichiarato che il passaggio marittimo non tornerà alle condizioni precedenti alla guerra. Ha rivendicato i diritti dell’Iran sullo stretto, parte del quale ricade anche nelle acque territoriali dell’Oman, escludendo un arretramento della posizione di Teheran.

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