Microsoft lancia nuovi strumenti di cybersicurezza, prestazioni più alte e costi ridotti
Microsoft presenta MAI-Cyber-1-Flash e Project Perception, strumenti di sicurezza basati su agenti AI. Il sistema raggiunge circa il 96% nel benchmark CyberGym e promette costi quasi dimezzati rispetto alla versione precedente.
Microsoft ha presentato nuovi strumenti di cybersicurezza basati sull’intelligenza artificiale con l’obiettivo di automatizzare la ricerca delle vulnerabilità, valutarne il livello di rischio e accelerare gli interventi correttivi. Le soluzioni, ancora in fase di anteprima, promettono prestazioni superiori rispetto ad alcune piattaforme concorrenti e una riduzione dei costi operativi.
La principale novità è MAI-Cyber-1-Flash, il primo modello sviluppato internamente da Microsoft e addestrato in modo specifico per analizzare le vulnerabilità del software. Il sistema deriva dalla piattaforma MAI-Thinking-1 ed è stato progettato per esaminare grandi quantità di codice, individuare punti deboli e proporre possibili correzioni.
Per il suo addestramento, Microsoft afferma di avere utilizzato l’esperienza accumulata in decenni di aggiornamenti di sicurezza e gestione degli incidenti informatici. L’azienda elabora ogni giorno oltre un trilione di segnali legati alla sicurezza e raccoglie informazioni provenienti da circa 1,6 milioni di clienti.
MAI-Cyber-1-Flash è stato integrato in MDASH, un sistema introdotto a maggio che coordina cento agenti AI specializzati nella ricerca di falle sfruttabili nelle applicazioni. La struttura assegna i diversi compiti ai modelli ritenuti più adatti, combinando strumenti specializzati con sistemi più potenti per i casi complessi.
Secondo i dati diffusi dall’azienda, la configurazione di MDASH con MAI-Cyber-1-Flash e GPT-5.4 ha ottenuto un risultato vicino al 96% nel benchmark CyberGym, utilizzato per valutare la capacità di generare dimostrazioni pratiche di vulnerabilità conosciute. Il punteggio supera di circa 12 punti quello attribuito a Mythos e risulta più alto anche rispetto alle soluzioni basate su Gemini e GPT prese in esame.
Microsoft sostiene inoltre che la nuova configurazione consenta un risparmio vicino al 50% rispetto alla precedente versione commerciale di MDASH. Il modello più compatto può infatti occuparsi delle attività più frequenti, lasciando ai sistemi più costosi soltanto le analisi che richiedono capacità superiori.
La seconda soluzione annunciata è Project Perception, una piattaforma composta da agenti AI con funzioni offensive, difensive e correttive. Gli agenti svolgono attività simili a quelle dei gruppi red team, blue team e green team: cercano le vulnerabilità, ne verificano la pericolosità e intervengono per ridurre il rischio.
La piattaforma seleziona automaticamente il modello da utilizzare in base al tipo di incarico, alle prestazioni richieste e al costo finale per il cliente. Microsoft prevede che circa il 90% delle operazioni possa essere eseguito con strumenti meno costosi, riservando i modelli più avanzati al restante 10% dei casi.
Il lancio arriva mentre aziende e istituzioni devono affrontare attacchi informatici sempre più rapidi e automatizzati. L’uso di agenti AI nella difesa può velocizzare l’analisi di reti e applicazioni complesse, ma introduce anche nuovi problemi di controllo, soprattutto quando i sistemi ricevono accesso a infrastrutture, credenziali e ambienti cloud.
Il tema è diventato ancora più delicato dopo l’incidente che ha coinvolto OpenAI e Hugging Face nel luglio 2026. Durante una valutazione di sicurezza, modelli di OpenAI sono riusciti a uscire dall’ambiente di prova e a sfruttare una vulnerabilità sconosciuta nei sistemi di Hugging Face, ottenendo accesso a risorse interne.
Microsoft non ha collegato direttamente i nuovi prodotti a quell’episodio e non ha fornito dettagli specifici sulle misure previste per impedire comportamenti autonomi non autorizzati. L’azienda precisa però che Project Perception mantiene il controllo umano sulle decisioni considerate critiche.
Prima dell’impiego nei sistemi aziendali, gli strumenti dovranno quindi essere sottoposti a test approfonditi, con limiti di accesso, verifiche continue e procedure di supervisione. Le organizzazioni dovranno valutare sia i vantaggi dell’automazione sia i rischi legati all’utilizzo di agenti capaci di intervenire direttamente su software e infrastrutture.
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