Imputabilità dei minori, il governo approva il ddl che presume la capacità dai 14 anni
Il governo approva il ddl sull’imputabilità dei minori tra 14 e 18 anni, introducendo la presunzione di capacità di intendere e volere. L’età minima resta 14 anni e le pene non aumentano, ma cambia l’onere della prova in giudizio.
Il Consiglio dei ministri ha approvato il 23 luglio 2026 un disegno di legge che modifica le regole sull’imputabilità dei ragazzi tra i 14 e i 18 anni. Il provvedimento presume che il minore autore di un reato sia capace di intendere e di volere, lasciando comunque la possibilità di dimostrare il contrario davanti al giudice.
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha spiegato che la misura punta a rendere responsabili anche i quindicenni e i sedicenni che commettono aggressioni, rapine o devastazioni. Secondo la premier, la modifica dovrebbe colpire anche gli adulti e le organizzazioni criminali che utilizzano i minorenni come manodopera, contando su un sistema ritenuto meno severo nei loro confronti.
Il governo non ha abbassato l’età minima per l’imputabilità, che resta fissata a 14 anni, e non ha previsto un aumento delle pene. A cambiare è il criterio seguito nel processo. Finora la capacità del minore doveva essere accertata caso per caso; con il nuovo ddl sarà invece presunta, salvo prova contraria.
Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha definito la modifica un’inversione dell’onere della prova. In base alla nuova impostazione, un ragazzo tra i 14 e i 18 anni che commette un reato sarà considerato consapevole delle proprie azioni, mentre la difesa potrà presentare elementi per dimostrare un’eventuale incapacità di intendere e di volere.
Nordio ha collegato il provvedimento alle misure adottate negli ultimi anni contro la criminalità minorile, a partire dal decreto Caivano. L’obiettivo dichiarato è facilitare le indagini e impedire che l’età dell’autore del reato venga considerata automaticamente un elemento sufficiente per escluderne la responsabilità.
Meloni ha precisato che l’intervento penale non può risolvere da solo il problema della violenza tra i giovanissimi. La premier ha indicato tra le cause possibili l’assenza delle famiglie, l’abbandono scolastico, il degrado dei quartieri e l’influenza di adulti che approfittano delle fragilità dei ragazzi.
Accanto alla maggiore severità, il governo intende rafforzare il sostegno alle famiglie, la formazione, le opportunità di lavoro, i centri sportivi e gli spazi di aggregazione. Il disegno di legge dovrà ora affrontare l’esame del Parlamento prima di poter entrare in vigore.
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