Boko Haram e chatbot, il rapporto Cambridge sull'uso dell'IA per esplosivi e droni
Un rapporto dell’Università di Cambridge riferisce che le fazioni JAS e ISWAP di Boko Haram avrebbero usato chatbot come ChatGPT, Claude e Gemini per pianificare attacchi, modificare esplosivi e droni e analizzare le operazioni.
Le due principali fazioni di Boko Haram avrebbero integrato diversi chatbot commerciali nelle attività militari, utilizzandoli per preparare attacchi, intervenire su esplosivi e droni e valutare i risultati delle operazioni. Le testimonianze raccolte riguardano JAS e Islamic State West Africa Province, nota come ISWAP.
La ricostruzione emerge da un rapporto del Cambridge Programme on AI Science & Policy, firmato dalla ricercatrice Antonia Juelich. Lo studio si basa su 57 interviste condotte di persona con 27 ex appartenenti ai due gruppi armati. I racconti descrivono soprattutto attività svolte nel 2024 e contengono informazioni che arrivano fino alla metà del 2025.
Gli autori precisano che i dati derivano dalle dichiarazioni degli ex militanti e non dalla verifica diretta di ogni singola operazione. Secondo gli intervistati, però, l’impiego dell’intelligenza artificiale avrebbe riguardato tutte le fasi degli attacchi, dalla pianificazione iniziale all’esecuzione, fino all’analisi successiva.
Tra i servizi indicati figurano ChatGPT, Claude, Gemini, Grok, Meta AI e DeepSeek. Quando una piattaforma bloccava una richiesta, gli operatori avrebbero provato altri sistemi nel tentativo di ottenere indicazioni utilizzabili. Questo metodo avrebbe consentito ai gruppi di aggirare con maggiore facilità le protezioni disponibili nel periodo esaminato.
I chatbot sarebbero stati consultati per individuare guasti alle armi, modificare ordigni, adattare droni, organizzare unità più piccole e rendere più sicure le comunicazioni. Le risposte dei modelli sarebbero state impiegate anche per affrontare problemi logistici e coordinare le attività sul campo.
Le fazioni avrebbero inoltre costituito nuclei specializzati nell’intelligenza artificiale, composti da un numero variabile tra cinque e venti persone e collegati ai comandanti operativi. Queste squadre avrebbero riunito artificieri, tecnici delle armi, ingegneri, esperti informatici, addetti all’intelligence e combattenti con ruoli di comando.
La formazione sarebbe iniziata già nel 2023. Secondo le testimonianze, istruttori legati alla rete dello Stato Islamico avrebbero fornito computer cifrati, abbonamenti ai servizi digitali e assistenza pratica per utilizzare i modelli e superare i blocchi imposti alle richieste pericolose.
Il rapporto amplia il quadro finora concentrato soprattutto sull’uso dell’intelligenza artificiale per propaganda e reclutamento. Le informazioni raccolte descrivono un possibile impiego diretto dei chatbot nella preparazione e nella gestione delle attività armate, con strutture dedicate e accesso controllato ai servizi.
Un’analisi separata realizzata da Tech Against Terrorism su 27 modelli e circa 2.500 richieste ha registrato un rifiuto completo nel 57% dei casi. In circa un terzo delle risposte, invece, i ricercatori hanno individuato indicazioni considerate concretamente utilizzabili.
Le aziende proprietarie dei chatbot citati sostengono che le versioni più recenti dei loro sistemi adottino misure di sicurezza più solide rispetto a quelle disponibili durante il periodo principalmente esaminato dalla ricerca.
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