Diagnosi errata e chemioterapia per 33 mesi, risarcimento da 1,37 milioni a Lecce
Una diagnosi errata trasformò un angioma in un tumore da curare con chemioterapia. La paziente, 59 anni, morì nel 2009 dopo 33 mesi di cure; il Tribunale di Lecce ha disposto oltre 1,37 milioni di euro per i familiari nel Salento.
Il Tribunale di Lecce ha riconosciuto un risarcimento di un milione e 371mila euro ai familiari di una donna di 59 anni, morta dopo essere stata sottoposta per quasi tre anni a una chemioterapia non necessaria. Alla paziente, residente in un Comune del Nord Salento, era stato diagnosticato un tumore, ma la patologia individuata era in realtà un angioma.
La decisione è stata pronunciata dalla giudice Caterina Stasi, della Prima sezione civile. Dalla somma stabilita dovrà essere sottratto l’importo già versato dalla compagnia assicurativa durante il procedimento. Il medico coinvolto e la Asl di Lecce dovranno inoltre sostenere più di 30mila euro di spese legali.
La donna morì nel febbraio 2009 a causa di una leucemia mieloide acuta, insorta dopo 33 mesi di trattamento chemioterapico. Le cure erano state prescritte da un medico che all’epoca lavorava nell’ospedale di Nardò, sulla base di una diagnosi risultata successivamente sbagliata.
Secondo quanto ricostruito nei procedimenti giudiziari, la paziente ricevette farmaci dei quali non aveva bisogno. Il trattamento provocò l’insorgenza di patologie che si rivelarono fatali. La terapia venne interrotta soltanto dopo l’intervento di un altro sanitario.
La responsabilità penale del medico era già stata accertata. Nel 2017 era diventata definitiva la condanna per omicidio colposo. I giudici avevano contestato una condotta particolarmente grave, segnata da una negligenza proseguita per anni.
Dopo la conclusione del processo penale, il marito, i figli e i nipoti della vittima hanno avviato la causa civile contro il sanitario e la Asl di Lecce, chiedendo il risarcimento per le conseguenze della morte della loro congiunta.
Gli eredi sono stati assistiti dagli avvocati Rocco Vincenti, Stefano Prontera, Gian Maria Iasi e Silvia De Cicco. La Asl, il medico e la compagnia assicurativa sono stati difesi dagli avvocati Francesco Centonze, Giuseppe Bonsegna e Domenico Lenzi.
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