Raffaele Sollecito sul caso Roggero, critiche allo Stato per il mancato risarcimento
Raffaele Sollecito, assolto in via definitiva per l’omicidio di Meredith Kercher, denuncia di non aver ricevuto alcun indennizzo per quasi quattro anni di carcere e critica il risarcimento imposto a Mario Roggero per i familiari dei rapinatori.
Raffaele Sollecito torna a parlare della detenzione subita durante l’inchiesta sull’omicidio di Meredith Kercher e denuncia di non avere ricevuto alcun indennizzo, nonostante l’assoluzione definitiva. Le sue dichiarazioni arrivano dopo la condanna del gioielliere Mario Roggero e il riconoscimento di un risarcimento ai familiari dei rapinatori uccisi.
Sollecito trascorse quasi quattro anni in carcere dopo l’arresto per il delitto avvenuto a Perugia nel 2007. Fu scarcerato nel 2011, quando la Corte d’assise d’appello assolse lui e Amanda Knox, e venne poi definitivamente prosciolto dalla Cassazione nel 2015.
La richiesta di riparazione per ingiusta detenzione, pari a circa 516 mila euro, fu respinta. Nel 2017 la Cassazione confermò il diniego, ritenendo che il comportamento tenuto da Sollecito durante le indagini avesse contribuito all’adozione della misura cautelare.
L’ex imputato contesta questa ricostruzione. A suo giudizio, i giudici avrebbero fondato la decisione sull’ipotesi che avesse cercato di favorire Amanda Knox, senza prove capaci di dimostrare la sua presenza sulla scena del crimine o un suo coinvolgimento nell’omicidio.
Sollecito mette la propria vicenda a confronto con quella di Mario Roggero, il gioielliere di Grinzane Cavour, in provincia di Cuneo, condannato in via definitiva a 14 anni e nove mesi di reclusione. Il 28 aprile 2021, dopo una rapina nel suo negozio, Roggero inseguì i tre assalitori, ne uccise due e ferì il terzo.
La sentenza ha riconosciuto risarcimenti alle parti civili, con una provvisionale complessiva di 780 mila euro destinata ai familiari delle vittime e al rapinatore rimasto ferito. Una parte della somma era già stata versata dal gioielliere durante il procedimento.
Secondo Sollecito, il confronto tra i due casi mostra una contraddizione del sistema giudiziario. Da una parte, sostiene, viene garantito un ristoro ai familiari di persone uccise mentre commettevano una rapina; dall’altra, un cittadino assolto dopo anni di custodia cautelare resta senza indennizzo per il tempo trascorso in carcere.
Per l’ingegnere pugliese questa differenza rischia di indebolire la fiducia dei cittadini nella giustizia. Sollecito afferma che la detenzione ha compromesso profondamente la sua vita e continua a contestare le motivazioni con cui gli è stata negata la riparazione economica.
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