Dipendenti Google in protesta, oltre 4.500 firme per chiedere garanzie contro i licenziamenti

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Circa cento dipendenti Google hanno protestato il 16 luglio a Mountain View chiedendo tutele contro nuovi licenziamenti. Una petizione con oltre 4.500 firme sollecita liquidazioni garantite, uscite volontarie e stop alle quote di rendimento.

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Dipendenti Google in protesta, oltre 4.500 firme per chiedere garanzie contro i licenziamenti
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Circa cento dipendenti Google hanno manifestato il 16 luglio davanti alla sede centrale di Mountain View, in California, chiedendo all’azienda garanzie più solide contro i licenziamenti. L’iniziativa è stata promossa dall’Alphabet Workers Union-CWA, il sindacato che conta circa 1.400 iscritti su quasi 191.000 lavoratori del gruppo Alphabet.

Al centro della mobilitazione c’è una petizione sottoscritta da oltre 4.500 dipendenti e indirizzata all’amministratore delegato Sundar Pichai, al responsabile di Google Cloud Thomas Kurian e ai vicepresidenti senior Rick Osterloh e Nick Fox. Il documento chiede liquidazioni garantite per chi perde il lavoro, programmi di uscita volontaria prima dei tagli obbligatori e la possibilità di trasformare l’indennità in un periodo prolungato di congedo retribuito.

Una ventina di lavoratori ha raggiunto gli uffici dei dirigenti nella mattinata del 16 luglio per consegnare personalmente la petizione. Kurian, Osterloh e Fox non erano presenti e il documento è stato lasciato sotto le porte. Nell’ufficio di Pichai, invece, un membro dello staff ha assicurato che lo avrebbe fatto arrivare al CEO.

Le richieste erano state formulate all’inizio del 2025. Dopo un primo tentativo di consegna rimasto senza una risposta concreta, il sindacato ha continuato a raccogliere adesioni, arrivando a più che raddoppiare il numero iniziale delle firme.

Tra i punti contestati figura anche il sistema delle valutazioni basato sulla distribuzione forzata. Secondo i lavoratori, questo metodo impone di classificare una quota prestabilita di dipendenti nelle fasce di rendimento più basse, anche quando i risultati complessivi del gruppo sono positivi. Chi riceve un giudizio negativo teme così di diventare più vulnerabile nei successivi ridimensionamenti.

Parul Koul, ingegnera software e presidente dell’Alphabet Workers Union, ha riassunto le richieste della protesta chiedendo uscite volontarie prima dei licenziamenti, criteri certi per le liquidazioni e la fine delle quote nelle valutazioni. Il sindacato sostiene che un clima di insicurezza spinga i dipendenti a competere tra loro e a lavorare più a lungo per evitare giudizi negativi.

Anche l’ingegnere software Nobel Barakat ha descritto una crescente preoccupazione tra i colleghi. Alcuni dipendenti, ha riferito, avrebbero allungato le proprie giornate lavorative nel timore di ricevere improvvisamente una valutazione insufficiente e di finire tra i possibili destinatari di un nuovo taglio.

Google ha eliminato circa 12.000 posti di lavoro nel 2023 e negli anni successivi ha realizzato altri interventi più limitati in diverse divisioni. Secondo il sindacato, oltre 70.000 dipendenti sono risultati idonei a programmi di uscita volontaria avviati in più fasi. Il dato indica la platea che poteva ricevere l’offerta, non il numero di persone che l’ha effettivamente accettata.

La protesta arriva mentre Google aumenta gli investimenti nell’intelligenza artificiale e continua a riorganizzare alcuni settori. L’azienda non ha dichiarato che l’IA sia stata la causa diretta dei licenziamenti, ma la trasformazione delle mansioni e il timore che nuovi strumenti automatici possano ridurre determinati ruoli alimentano l’incertezza interna.

La mobilitazione per la sicurezza occupazionale si aggiunge ad altre iniziative dei dipendenti sulle scelte aziendali. Nei giorni precedenti, il ricercatore di Google DeepMind Alex Turner aveva reso note le proprie dimissioni, presentate a giugno, in dissenso con un accordo che consente al Pentagono di utilizzare tecnologie di intelligenza artificiale di Google in operazioni classificate. Circa 600 lavoratori avevano già chiesto ai vertici di non procedere senza garanzie più rigide.

Per il sindacato, le uscite volontarie ottenute in alcune divisioni rappresentano un primo risultato, ma non sostituiscono una politica valida per tutta l’azienda. I manifestanti chiedono quindi regole uniformi e trasparenti, applicabili prima di ogni futura riduzione del personale.

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