Grazia a Mario Roggero, Mattarella richiama Nordio sui poteri del Quirinale
Sergio Mattarella ha richiamato Carlo Nordio sui limiti del ministro nella procedura di grazia per Mario Roggero. La decisione spetta al capo dello Stato, mentre l’istruttoria resta prematura in attesa delle motivazioni della Cassazione.
Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha ricevuto al Quirinale il ministro della Giustizia Carlo Nordio per chiarire che la decisione sulla concessione della grazia spetta esclusivamente al capo dello Stato. Il colloquio è avvenuto dopo l’avvio, da parte del Guardasigilli, dell’istruttoria relativa a Mario Roggero.
Il gioielliere piemontese, 72 anni, è stato condannato in via definitiva dalla Cassazione a 14 anni e 9 mesi di reclusione. Il 28 aprile 2021, dopo una rapina nella sua attività commerciale di Grinzane Cavour, in provincia di Cuneo, inseguì i rapinatori, uccidendone due e ferendone un terzo.
L’intervento di Mattarella non riguarda una valutazione sulla posizione personale di Roggero. La questione affrontata con Nordio è legata alle competenze previste dalla Costituzione e alle modalità con cui deve essere gestito il procedimento. Le motivazioni della sentenza della Cassazione non sono ancora state depositate e ogni decisione sul provvedimento di clemenza viene quindi considerata prematura.
Il Quirinale ha richiamato la sentenza numero 200 del 2006 della Corte costituzionale, secondo la quale il potere di concedere la grazia appartiene al presidente della Repubblica. Il capo dello Stato può avviare il procedimento anche senza una domanda dell’interessato, mentre al ministro della Giustizia spettano gli accertamenti e gli adempimenti necessari.
Durante l’incontro Mattarella avrebbe ricordato a Nordio anche una posizione espressa dall’ex presidente Luigi Einaudi sulla necessità di tutelare integralmente le prerogative attribuite dalla Costituzione al capo dello Stato, evitando precedenti capaci di limitarle o indebolirle.
Nordio aveva disposto l’avvio dell’istruttoria di propria iniziativa, sulla base dell’articolo 681 del codice di procedura penale, coordinandosi con la Procura generale presso la Corte d’Appello di Torino. La procedura era partita dopo le richieste politiche avanzate da esponenti della Lega e di Fratelli d’Italia in seguito alla condanna definitiva.
L’attività istruttoria del ministero può raccogliere documenti, valutazioni giudiziarie e informazioni sulla situazione del condannato. La scelta finale sull’eventuale concessione della grazia, tuttavia, resta una prerogativa personale del presidente della Repubblica.
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