Legge elettorale al voto finale, il nodo preferenze divide ancora il centrodestra
La Camera vota oggi la riforma elettorale dopo due bocciature sulle preferenze che hanno diviso il centrodestra. FdI ha sostenuto l’emendamento di Futuro nazionale, mentre Schlein accusa Meloni e chiede lo stop alla legge.
La Camera è chiamata oggi, giovedì 16 luglio, al voto finale sulla nuova legge elettorale, dopo due giornate segnate dalle divisioni nella maggioranza sul sistema delle preferenze. Prima dello scrutinio conclusivo sono previste le dichiarazioni di voto dei gruppi parlamentari.
L’esame del provvedimento è proseguito mercoledì con l’approvazione dei primi due articoli. L’articolo 1 ha ottenuto 208 voti favorevoli, 143 contrari e tre astensioni, mentre l’articolo 2 è passato con 213 sì, 144 no e tre astenuti. L’Aula ha inoltre approvato all’unanimità l’estensione del voto agli elettori fuorisede.
Il nuovo scontro interno al centrodestra si è consumato sull’emendamento presentato da Futuro nazionale, il movimento guidato da Roberto Vannacci, che proponeva di introdurre le preferenze. La modifica è stata respinta a scrutinio segreto con 233 voti contrari e 139 favorevoli.
A sostenere la proposta, insieme ai parlamentari vannacciani, sono stati Fratelli d’Italia e Noi moderati. Forza Italia e Lega hanno invece votato contro, schierandosi nello stesso fronte delle opposizioni. Da FdI hanno spiegato la scelta con la volontà di mantenere una posizione coerente a favore delle preferenze.
La votazione ha riaperto le tensioni già esplose il giorno precedente, quando l’emendamento firmato da FdI, Noi moderati e Udc era stato bocciato per un solo voto, con 187 favorevoli e 188 contrari. La proposta prevedeva un sistema misto con capilista bloccati e la possibilità per gli elettori di indicare fino a tre preferenze.
Il voto segreto ha impedito di identificare i parlamentari della maggioranza che hanno affossato la modifica e ha alimentato sospetti tra gli alleati. Nel centrodestra resta aperto anche il confronto sulle norme per la rappresentanza di genere, dopo l’eliminazione del rapporto 60-40 tra candidati uomini e donne.
Giorgia Meloni punta ora a chiudere l’esame alla Camera senza ulteriori battute d’arresto. Il governo ha escluso conseguenze immediate sulla legislatura e continua a sostenere che la riforma debba completare il proprio percorso parlamentare.
Il ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani ha assicurato che la maggioranza non intende interrompere l’esperienza di governo. Il ministro Francesco Lollobrigida ha però ricordato che l’esecutivo potrà andare avanti soltanto se resteranno le condizioni per realizzare il programma concordato dagli alleati.
Maurizio Lupi, presidente di Noi moderati, ha chiesto di riproporre al Senato la soluzione sulle preferenze già discussa a Montecitorio. A Palazzo Madama le modifiche potrebbero essere votate con scrutinio palese, rendendo più difficile una nuova azione dei franchi tiratori. FdI non ha ancora assunto una decisione definitiva.
Dall’opposizione, Elly Schlein ha accusato la maggioranza di essersi sfaldata su una proposta sostenuta direttamente dal partito della presidente del Consiglio. La segretaria del Partito democratico ha chiesto a Meloni di fermare la riforma e di lasciare il governo.
Secondo Schlein, la sconfitta parlamentare sulle preferenze rappresenta una sfiducia politica nei confronti della premier. La leader dem contesta inoltre il premio di maggioranza previsto dalla riforma e accusa il centrodestra di voler cambiare le regole elettorali a pochi mesi dal voto per rafforzare le proprie possibilità di vittoria.
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