Ondate di calore e salute mentale, aumentano i ricoveri soprattutto tra gli anziani

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Uno studio internazionale collega le ondate di calore a un aumento dei ricoveri per disturbi mentali e comportamentali. Analizzati oltre 2,6 milioni di casi in 852 località, con rischi maggiori per anziani e aree poco popolate.

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L’esposizione prolungata a temperature estreme può aumentare il rischio di ricovero per disturbi mentali e comportamentali. È quanto emerge da uno studio internazionale che ha analizzato oltre 2,6 milioni di ospedalizzazioni registrate durante le stagioni calde in 852 località di Brasile, Canada, Cile e Nuova Zelanda.

La ricerca, coordinata dalla Monash University australiana e pubblicata su Nature Health, ha preso in esame i dati raccolti tra il 2000 e il 2019. Gli studiosi hanno confrontato i periodi caratterizzati da caldo intenso e persistente con l’andamento degli accessi ospedalieri legati alla salute mentale.

I risultati indicano che durante le ondate di calore cresce la domanda di assistenza per problemi psichiatrici e comportamentali. L’associazione risulta più marcata tra le persone anziane e tra chi vive in aree con una bassa densità di popolazione.

Per ondata di calore si intende un periodo di diversi giorni nel quale le temperature raggiungono livelli eccezionalmente elevati. In queste condizioni aumentano non soltanto le patologie fisiche e i decessi collegati al caldo, ma anche il rischio di un peggioramento improvviso dei disturbi mentali già presenti.

Secondo i ricercatori, le alte temperature possono alterare il sonno e intensificare le risposte fisiologiche allo stress. Le persone con difficoltà nella regolazione della temperatura corporea o che assumono farmaci capaci di aumentare la sensibilità al caldo possono essere maggiormente esposte.

Il disagio psicologico provocato dall’afa, insieme ai cambiamenti nel comportamento e alla perdita di riposo, può favorire l’aggravamento dei sintomi e rendere necessario il ricovero. Il rischio non riguarda quindi soltanto chi sviluppa nuovi problemi, ma anche i pazienti con condizioni già diagnosticate.

L’analisi ha valutato le differenze in base a sesso, età, reddito medio, densità abitativa, diffusione dei condizionatori e distanza dalle strutture sanitarie. Sono state considerate anche le diverse cause dei disturbi mentali e comportamentali registrati negli ospedali.

Gli autori ritengono che i sistemi sanitari debbano prepararsi a un possibile aumento degli accessi durante le fasi di caldo più intenso. Misure mirate per gli anziani, per le persone che assumono determinati medicinali e per i residenti delle zone meno servite potrebbero ridurre le conseguenze concrete delle temperature estreme.

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