Russia e NATO, Kofman avverte: possibile attacco entro sette anni dalla fine della guerra
Michael Kofman avverte che la Russia potrebbe essere pronta ad attaccare un Paese NATO entro cinque-sette anni dalla fine della guerra in Ucraina, dopo aver ricostruito le forze e mantenuto investimenti militari strategici.
La Russia potrebbe recuperare in pochi anni una capacità militare sufficiente per colpire un Paese della NATO. Secondo l’analista statunitense Michael Kofman, Mosca potrebbe essere pronta a tentare un’operazione su vasta scala già cinque-sette anni dopo la conclusione della guerra in Ucraina.
La previsione dipende dall’esito del conflitto, dalle condizioni imposte da un eventuale accordo e dal numero di reparti russi che resteranno schierati lungo una possibile linea del fronte congelata. Per Kofman, lo scenario più rilevante non è una limitata incursione di confine, ma un attacco più ampio contro uno Stato dell’Alleanza Atlantica.
L’analista, senior fellow del Carnegie Endowment for International Peace, ha illustrato la sua valutazione durante una conferenza dedicata al futuro della potenza militare russa. Le considerazioni riprendono l’analisi pubblicata su Foreign Affairs con il titolo “The Next Russia Threat. Moscow’s Military Power After Ukraine”.
Il Cremlino difficilmente riuscirà a mantenere a lungo l’attuale apparato di circa 1,3 milioni di militari, a causa dei limiti economici e del calo demografico. Allo stesso tempo, le forze armate russe non dovrebbero tornare ai livelli precedenti all’invasione dell’Ucraina, quando contavano circa 850 mila uomini.
La guerra ha indebolito alcune componenti dell’esercito, soprattutto le unità impiegate negli assalti terrestri e i sistemi di addestramento. Altri settori hanno invece compiuto progressi: Mosca ha migliorato la precisione degli attacchi, l’integrazione tra artiglieria e truppe di terra e la produzione di velivoli senza pilota, che potrebbe raggiungere le 100 mila unità all’anno.
La spesa destinata alla difesa assorbe una quota molto elevata delle risorse pubbliche russe. Secondo i dati richiamati da Kofman, il comparto militare pesa per circa il 40% sul bilancio statale e per una percentuale compresa tra l’8 e il 10% del prodotto interno lordo.
Questi livelli non sarebbero sostenibili in una fase di pace e Mosca dovrà probabilmente ridurre le uscite dopo la fine delle operazioni in Ucraina. I tagli, tuttavia, non riguarderanno tutte le capacità. Il Cremlino dovrebbe continuare a finanziare le forze nucleari strategiche e substrategiche, la difesa aerea e missilistica, i sistemi a lungo raggio e il mantenimento di un esercito terrestre numeroso.
A diminuire potrebbe essere soprattutto la prontezza operativa dei reparti. Ne deriverebbero forze armate non uniformi, con settori dotati di tecnologie avanzate e altri ancora penalizzati da carenze nella preparazione, nell’organizzazione e nella qualità del personale.
Un altro elemento destinato a pesare sulla sicurezza europea riguarda le armi nucleari. Durante la guerra, la minaccia di un loro impiego ha rappresentato uno degli strumenti usati da Mosca per scoraggiare un maggiore coinvolgimento occidentale. Il momento più delicato risale all’autunno del 2022, dopo le riconquiste territoriali ottenute dall’esercito ucraino.
In Russia si è sviluppato anche un confronto interno sulle condizioni che potrebbero giustificare l’uso di ordigni nucleari tattici. Secondo Kofman, questo dibattito ha prodotto cambiamenti destinati a influenzare la dottrina e la pianificazione militare russa anche negli anni successivi alla guerra.
La scadenza del trattato New START ha inoltre indebolito il sistema di controllo degli armamenti nucleari tra Russia e Stati Uniti. Il nuovo quadro sta spingendo anche alcuni Paesi europei, tra cui il Regno Unito, a valutare modifiche alle proprie capacità nucleari non strategiche e ai programmi di deterrenza.
La futura ricostruzione militare russa dipenderà anche dai rapporti con la Cina. Pechino ha sostenuto l’economia di Mosca e ha garantito forniture di componenti, tecnologie e materiali utili all’industria bellica, pur senza partecipare direttamente al conflitto.
Questa collaborazione potrebbe proseguire dopo la guerra. La leadership cinese considera gli Stati Uniti e l’area del Pacifico le priorità della propria strategia e non vede nella Russia un avversario immediato. Mosca potrebbe quindi continuare a contare sul sostegno economico e industriale del suo principale partner orientale.
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