Attentato a Ranucci, Tavares resta in Camerun e parla dei rapporti con Lavitola

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Gomes Clesio Tavares, indicato dagli inquirenti come possibile intermediario nell’attentato a Sigfrido Ranucci, resta in Camerun. Al Tg1 ha riferito di contatti interrotti con Valter Lavitola e di conoscere due degli arrestati.

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Gomes Clesio Tavares, indicato dagli investigatori come possibile tramite tra Valter Lavitola e il gruppo coinvolto nell’attentato contro Sigfrido Ranucci, ha annunciato che per il momento non rientrerà in Italia. Intervistato dal Tg1 mentre si trova in Camerun, ha spiegato di avere già acquistato il biglietto per il viaggio di ritorno, previsto per giovedì.

A convincerlo a rinviare la partenza sarebbe stato il parere di un legale locale. Secondo quanto riferito da Tavares, l’avvocato gli avrebbe prospettato il rischio di non poter poi tornare in Camerun, dove l’uomo sostiene di essere impegnato in un lavoro che non può interrompere.

Nel corso dell’intervista, Tavares ha parlato anche dei suoi contatti con Valter Lavitola. Ha raccontato di avere ricevuto un messaggio nel quale l’ex direttore dell’Avanti gli comunicava l’arrivo di polizia e carabinieri e gli suggeriva di non mantenere ulteriori contatti.

L’inchiesta riguarda l’attentato avvenuto il 16 ottobre 2025 davanti all’abitazione di Ranucci, a Campo Ascolano, sul litorale romano. Le esplosioni distrussero l’auto del giornalista e quella della figlia. Gli investigatori ritengono che gli ordigni, pur rudimentali, avrebbero potuto provocare conseguenze molto più gravi.

Tavares ha inoltre confermato di conoscere Antonio Passariello e Pellegrino D’Avino, due delle persone arrestate alla fine di giugno nell’ambito delle indagini. Ha spiegato di avere lavorato per anni nella sicurezza insieme a D’Avino e di avere contattato entrambi in passato quando aveva bisogno di personale.

Le sue dichiarazioni arrivano mentre la Procura di Roma continua ad accertare ruoli, rapporti e responsabilità nell’organizzazione dell’attacco. La posizione di Tavares viene esaminata dagli inquirenti per ricostruire gli eventuali collegamenti tra Lavitola e gli uomini accusati di avere partecipato materialmente all’azione.

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