Ambra Angiolini, dalla bulimia al numero sbagliato che rischiò di fermare Non è la Rai

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Ambra Angiolini racconta a Stories la guarigione dalla bulimia, il provino rischiato per un numero sbagliato e il ritorno a teatro da regista con La misteriosa scomparsa di W, tra carriera, maternità e riflessioni sulla violenza.

Ambra Angiolini
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Ambra Angiolini ripercorre la propria vita pubblica e privata nella puntata di Stories intitolata “Ambra Angiolini - Amarsi un po’”, in onda il 13 luglio su Sky TG24. L’attrice parla della guarigione dalla bulimia, degli esordi televisivi, della maternità e del nuovo spettacolo teatrale che la vede anche alla regia.

Il passaggio più personale riguarda il disturbo alimentare affrontato per anni. Angiolini descrive la bulimia come una malattia dalla quale non si esce soltanto con la forza di volontà, ma anche attraverso la certezza di non essere abbandonati. La svolta è arrivata quando ha smesso di temere il cibo e ha imparato a considerarlo parte della vita quotidiana, senza associarlo alla paura di cambiare o perdere il controllo.

Nel percorso verso una maggiore consapevolezza ha avuto un ruolo anche una riflessione letta in un libro di Michela Marzano. L’attrice racconta di essersi accorta di aver affidato agli altri la misura del proprio valore, trascurando passioni, idee e identità personale. Da quella presa di coscienza è iniziato un lavoro per ricostruire il rapporto con sé stessa.

Tra i ricordi più noti c’è il provino che le aprì le porte di Non è la Rai. Dopo l’audizione, Angiolini lasciò alla produzione il numero di telefono di casa, ma una cifra scritta male trasformò un cinque in un sei. Per quindici giorni le telefonate finirono così nell’abitazione di un medico, convinto di non avere alcuna figlia di nome Ambra. Fu la sua insegnante di danza a contattare la produzione e a chiarire l’errore.

Da quel programma arrivarono la popolarità e il successo di T’appartengo. Angiolini scherza ancora oggi sulle esibizioni in playback, definendosi una “cintura nera” del lip sync. Dietro l’ironia, però, ricorda anche il peso della fama e il momento in cui si rese conto che la televisione stava mostrando una versione di lei nella quale non si riconosceva più.

Per circa dieci anni ha cercato di liberarsi dall’immagine costruita durante l’adolescenza e di riappropriarsi del proprio nome. Un passaggio decisivo è stato l’incontro con Ferzan Ozpetek sul set di Saturno contro. Il regista le mostrò che fragilità ed emotività non erano difetti da nascondere, ma strumenti da usare nel lavoro di attrice.

La nascita della figlia Jolanda rappresenta uno dei momenti più felici della sua vita. Angiolini descrive la maternità come una trasformazione profonda, capace di rimettere ordine nel rapporto con il corpo e con sé stessa. La figlia, racconta, le ha dato la sensazione di ricostruire dall’interno ciò che la malattia aveva danneggiato.

Durante l’intervista affronta anche il tema della violenza sulle donne, ricordando il monologo Lo stupro di Franca Rame. Secondo l’attrice, femminicidi e abusi devono essere analizzati partendo dalla responsabilità maschile, dall’educazione emotiva e dal modo in cui alcuni uomini reagiscono alla libertà e all’indipendenza conquistate dalle donne.

Nel racconto trovano spazio anche aspetti più leggeri. Angiolini confessa di amare le pulizie più impegnative, dai cambi di stagione al forno, perché le danno una sensazione di ordine. Per le decisioni importanti si affida invece a un rito scaramantico: quando vede passare un’auto rossa, interpreta il segnale come un invito ad agire.

Con la stessa ironia immagina il proprio funerale dentro il barattolo di una crema che non ha mai potuto mangiare perché allergica, oppure in una confezione di talco. Sa già che qualcuno potrebbe intonare T’appartengo e dice di essersi preparata all’idea, pur non potendo intervenire per fermare lo scherzo.

Il presente professionale è legato a La misteriosa scomparsa di W, testo di Stefano Benni che Angiolini aveva già interpretato oltre quindici anni fa. Nella nuova versione non è soltanto protagonista, ma anche regista. Lo spettacolo racconta una donna che tenta di conservare sentimenti e lucidità mentre il mondo intorno a lei perde ogni equilibrio.

Angiolini ha deciso di riprendere il testo dopo la morte di Benni, convinta di comprenderne oggi meglio l’ironia, il sarcasmo e l’umanità. Il ritorno in scena segna il suo debutto alla regia teatrale e apre una nuova fase della carriera, costruita sulla volontà di trasformare fragilità, esperienza e memoria in materia artistica.

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