Mondiale 1982, Cabrini ricorda il rigore sbagliato e la scossa decisiva di Bearzot

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Antonio Cabrini ricorda il rigore fallito nella finale del Mondiale 1982 e la reazione di Enzo Bearzot, che lo scosse negli spogliatoi. L’Italia batté 3-1 la Germania Ovest a Madrid e conquistò il terzo titolo iridato della sua storia.

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Antonio Cabrini tornò in campo con una certezza nuova dopo aver vissuto uno dei momenti più difficili della sua carriera. Nella finale del Mondiale del 1982 contro la Germania Ovest aveva fallito un calcio di rigore sullo 0-0, ma le parole di Enzo Bearzot durante l’intervallo gli fecero capire che l’Italia poteva comunque conquistare la Coppa.

La partita si disputò l’11 luglio 1982 allo stadio Santiago Bernabéu di Madrid, davanti al presidente della Repubblica Sandro Pertini. Cabrini calciò fuori il rigore assegnato agli Azzurri nel primo tempo, mancando l’occasione di portare in vantaggio la Nazionale nella gara più importante del torneo.

Negli spogliatoi Bearzot reagì con fermezza. Il commissario tecnico prese il difensore per il collo, lo spinse contro il muro e gli fece capire che quell’errore non avrebbe deciso la finale. Gli ordinò di tornare in campo e di giocare come sapeva, trasformando la delusione in una spinta per tutta la squadra.

Nella ripresa l’Italia cambiò la partita. Paolo Rossi sbloccò il risultato, Marco Tardelli segnò il secondo gol e Alessandro Altobelli firmò il 3-0. Paul Breitner accorciò le distanze nel finale, ma il 3-1 consegnò agli Azzurri il terzo titolo mondiale dopo quelli conquistati nel 1934 e nel 1938.

Ripensando a quella vittoria, Cabrini attribuisce il successo non soltanto alla qualità dei titolari, ma alla compattezza dell’intera rosa. A suo giudizio, la Nazionale di Bearzot non disponeva di appena dodici o tredici giocatori di alto livello: tutti i 22 convocati contribuirono a costruire un gruppo capace di superare pressioni, critiche e difficoltà.

Dopo la finale, l’emozione impedì a molti giocatori di dormire. Cabrini trascorse parte della notte nel corridoio dell’albergo insieme a Marco Tardelli, Paolo Rossi, Gaetano Scirea e Bruno Conti. I cinque continuarono a ripetersi di essere campioni del mondo, senza riuscire ancora a comprendere fino in fondo la portata dell’impresa.

La dimensione del trionfo diventò evidente al ritorno in Italia. All’aeroporto di Ciampino, secondo il ricordo di Cabrini, circa 40 mila persone attendevano la squadra sotto l’aereo. Da quel momento la vita dei campioni cambiò: venivano riconosciuti ovunque e persino pagare il conto al ristorante diventò quasi impossibile.

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